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Corrispondente al nome di Saturno nella mitologia romana, Crono nasce dall’unione di Urano e Gea, a loro volta generati dal Caos divinità primordiale, quindi onnipresente.
Anche se è il più giovane della sua stirpe (i Titani) deve affrontare presto il padre Urano per salvare la madre. Gea infatti non riesce a dare alla luce i sui figli perché Urano non smette mai di giacere su di lei, così Crono è costretto a evirare il padre ne gettò l’organo nel mare e lo detronizzò divenendo il Dio del mondo. Una volta preso il potere assoluto egli confinò anche i fratelli Ciclopi e Ecatonchiri nel Tartaro; un luogo situato nelle profondità della terra (diverso dal regno dei morti nel quale regna Ade), una voragine buia e talmente profonda che se si lanciasse al suo interno un’ incudine, esso impiegherebbe nove giorni e nove notti per toccare il fondo.
Crono prese in sposa sua sorella Rea, dalla quale ebbe sei figli: Demetra, Era, Estia, Ade , Poseidone e Zeus. Prima che Era partorisse il primo figlio però, a Crono venne rivelata una profezia secondo la quale in futuro sarebbe stato detronizzato da uno dei suoi figli proprio come lui aveva fatto con suo padre Urano.
Fu così che per evitare l’avverarsi di una tale sventura, Crono incominciò a divorare man mano tutti i figli che sua moglie dava alla luce.
Non rassegnata a vedersi sottrarre ogni figlio per sempre, Rea escogitò un tranello che attuò alla nascita del suo terzo figlio maschio (Zeus). Ella infatti sostituì il piccolo con un sasso, lo avvolse accuratamente da numerose bende e lo fece divorare a Crono, il quale non si accorse minimamente di aver ingerito un sasso al posto del neonato.
Zeus fu nascosto e allevato in una grotta dalla madre Terra fino all’età adulta (vi sono però anche altre versioni a riguardo; vedi Zeus), al raggiungimento della quale decise di affrontare il padre per spodestarlo e liberare i fratelli, tutti vittime della stessa disgustosa sorte.
Durante lo scontro Zeus riuscì a far bere a Crono un veleno che lo costrinse a vomitare tutti i figli, i quali una volta liberi, aiutarono Zeus a imprigionare il padre ed affidarlo agli Ecatonchiri (giganti con cento braccia e cinquanta teste che sputavano fuoco), i quali ne sarebbero stati i custodi per l’eternità.
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