Un laboratorio del Dottor Frankenstein nello spazio?

Esperimenti genetici al di là di ogni immaginazione

 

Non si può non riconoscere ad Erich von Däniken il merito di aver instillato nella mente di gran parte di noi il dubbio che la Storia – ma sì, quella con la S rigorosamente maiuscola – in molte circostanze andrebbe riscritta. Chi scrive, negli ormai lontani primi anni Settanta lesse e rilesse alcuni testi del nostro Peter Kolosimo: dal mitico “Non è  terrestre” ad “Astronavi sulla Preistoria”, non disdegnando affatto la lettura di una rivista da Kolosimo stesso diretta e intitolata proprio “PK”, dalle iniziali del geniale ricercatore da tempo scomparso.

Il passo verso i libri di von Däniken fu rapidissimo, anche se trovavo in questo scrittore svizzero una certa carenza di riferimenti precisi, bibliografici. Ma si sa, gli irti sentieri della ricerca nell’infinito universo dei ‘misteri’ a volte impongono una certa stringatezza, la necessità di andare subito ‘al sodo’, senza disturbare il lettore medio con chiose di natura veterotestamentaria o, peggio ancora, con citazioni in lingua ebraica o, peggio ancora, aramaica!

Ma debbo fare ammenda: in successive sue pubblicazioni von Däniken ha  preso la sana abitudine di indicare con buona approssimazione le sue fonti. Così in un suo lavoro pubblicato circa quindici anni fa (“Der jüngste Tag hat längst begonnen”, Monaco 1995) ho rinvenuto alcuni spunti di notevole interesse dal punto di vista di quanto esposto nel mio libro “Il laboratorio del Dr. Frankenstein” (Eremon Edizioni, 2011).

Nelle ‘Saghe ebraiche delle origini’, ad esempio, compaiono curiose, stranissime descrizioni di ‘mostri’ apparentemente frutto di abnormi ibridazioni, di esperimenti genetici al di là di ogni immaginazione, di mescolanze che quel grande genio della letteratura gotica che fu H.P. Lovecraft avrebbe definito ‘innominabili’. Così sembra che – ‘in quel tempo, in quel luogo’ – siano esistite specie animali “… che avevano un solo occhio al centro della fronte…”, altre che avrebbero avuto “… la testa umana e il corpo di leone…” o altre ancora che “… avevano il torso di cavallo e le testa di montone…”.
Ovviamente, in base a tali lontanissime e difficilmente verificabili ‘testimonianze’ non potevano mancare “… esseri che avevano il volto di uomo e gli zoccoli di cavallo…”, dei ‘Centauri’ insomma.

 

Mostri a go-go. Parola di Manetone!

 

Ma simili fantascientifiche descrizioni troviamo anche in Eusebio, vescovo di Cesarea, in Palestina, e primo cronista della lunga storia della Chiesa. In realtà Eusebio trasse le sue informazioni dai testi dell’egiziano Manetone, scriba e sommo sacerdote, il quale visse ai tempi del primo sovrano tolemaico – ovvero tra il 304 e il 282 a.C. – nella città di Sebennytos, nei pressi delle rive del Nilo.
Tutte fantasie? Le  moltissime divinità teriomorfe a cui siamo abituati, da Horus, con la testa di falco, a Thot, col capo di Ibis, a Basthet, dotata di fattezze feline, fino a Sebek, divinità di El Fayyum con la testa del coccodrillo sacro Petesuchos, munita di ‘antenne’, sono unicamente nate da incubi notturni della classe sacerdotale che viveva, celebrava riti, esercitava un grande potere all’ombra delle piramidi? E’ estremamente probabile, ma è altrettanto interessante leggere, a tal proposito, alcuni passi dei testi di Manetone giunti indirettamente fino a noi.
Secondo il sacerdote egizio, gli ‘dei’ avevano creato esseri frutto di ‘impossibili’ ibridazioni mediante le quali avevano “… generato uomini con un corpo e due teste, uomini e donne con due nature, quella maschile e quella femminile – casi di ermafroditismo? – e ancora esseri umani con zampe di capra e corna sulla testa – quasi tutte le raffigurazioni ‘diaboliche’ rispettano tali ‘canoni’ –… avevano generato anche tori con la testa umana e cani dal corpo quadruplice, con la coda che terminava a coda di pesce… e una quantità di esseri prodigiosi dalle forme molteplici e diverse l’una dall’altra, le cui immagini sono raffigurate e tramandate nel tempio di Belos…”.

 

Altri ibridi

 

Sempre in Egitto, a Dendera sono visibili esseri con la testa di babbuino, una lunga criniera ‘leonina’ e con la parte inferiore del corpo quasi ‘rettiloide’. Eusebio – traendo informazioni dal sacerdote egizio Manetone – le descrive come “… esseri meravigliosi dai tratti molteplici e diversi tra loro…”.
Spostiamoci in Germania, nel Museo di Stato di Berlino, dove troviamo la fedelissima ricostruzione della porta del tempio di Ishtar, a Babilonia. Quelle strane creature coperte di squame e con colli ‘da giraffa’, con zampe da leone e artigli d’aquila sono frutto dell’onnipresente fantasia umana o qualcosa di simile fu realmente vista da quei lontani artisti?
Facciamo poi un salto a Parigi, al Museo del Louvre dove è conservata la ‘Coppa di Gudea’ datata al primo quarto del III millennio a.C.. Uno sconosciuto lontanissimo artigiano vi ha inciso – dice ancora Eusebio di Cesarea – “… un miscuglio a forma di drago d’altro genere e di tutti i tipi…”, per l’esattezza egli si riferisce ad un essere con artigli di uccello, corpo di serpente, mani umane e testa di drago. Ancora frutto di incubi notturni di qualche geniale artista o – come sostiene a spada tratta von Däniken – frutto di scientifici, più che razionali ‘incubi diurni’ di una razza aliena che avrebbe sperimentato sul ‘materiale’ umano e animale a disposizione avanzatissime tecniche genetiche? Torneremo brevemente più avanti su tale inquietante ipotesi…
Spostiamoci a Londra, al British Museum, dove vediamo, su un bassorilievo dedicato al re assiro Assurbanipal, un uomo mentre conduce al guinzaglio uno strano ibrido, un assurdo incrocio tra una scimmia ed un essere umano, come si evince facilmente dal volto della curiosa creatura. Se ci spostiamo di qualche sala e ci poniamo davanti all’obelisco nero del re assiro Salamasar II, vediamo raffigurato un elefante dietro al quale sono rappresentati due piccoli esseri con la testa umana e gli arti inferiori da animale, mentre due ‘custodi’ li tengono al guinzaglio. Sullo stesso obelisco sono visibili anche due sfingi, con testa chiaramente umana, anch’esse legate in catene, mentre una di esse si succhia il ‘pollice’ con un atteggiamento che non può non richiamarci alla mente ciò che potremmo vedere in qualsiasi ‘nido d’infanzia’…

 

Gli “innominabili” in Egitto

 

Innominabili’ – avrebbe scritto anche qui, senza dubbio, l’immaginifico H. P. Lovecraft… – incroci tra esseri umani e scimmie? Questo dubbio ci riporta alla mente un episodio accaduto nel 1972 quando Henry Riad, Direttore del Museo egizio de Il Cairo, consentì ad alcuni ricercatori di effettuare analisi ai Raggi X su certe particolari mummie.  James E. Harris, dell’università statunitense del Michigan concentrò la sua attenzione sulla mummia della sacerdotessa Makare, appellata come ‘Sposa del dio Amon’. Dalle prime analisi sulla bendatura, Harris si accorse che ella era deceduta a causa di un aborto naturale. Il frutto del parto, a sua volta conservato nelle bende della mummificazione, giaceva infatti nel sarcofago sul corpo della madre. Proprio questa piccola, strana mummia suscitò l’infinito stupore di Harris e della sua equipe: il feto non era quello di un bambino nato prematuramente, ma apparteneva ad un babbuino con il muso di cane! Oppure ad uno strano ibrido, ad un impossibile incrocio tra esseri umani e animali?
Makare, la ‘Sposa del dio Amon’, aveva veramente concepito un così ‘impossibile ibrido’, come suggerirebbero alcuni racconti di Erodoto a proposito delle ‘aberrazioni sessuali’ del sacerdozio egizio?
Oppure qualche stranissima raffigurazione si riferisce ai fantascientifici esperimenti ipotizzati dal von Däniken? Ora ci arriviamo…
Saqqara, 5 settembre 1852. Qui, l’archeologo Auguste Mariette rivenne due sarcofagi – completamente intatti – che avrebbero dovuto contenere dei tori ‘sacri’. In realtà, scrive lo stesso Mariette “…. La mia attenzione fu rivolta principalmente alla testa del toro, ma non trovai nessuna testa. Nel sarcofago c’era, sul fondo, del bitume, una massa che emanava un fetore nauseante e che si sbriciolava alla minima pressione. All’interno di questa massa bituminosa e graveolente – egli prosegue – v’era disperso un numero di ossicini molto piccoli, che evidentemente erano già stati frantumati al tempo dell’inumazione…”. Nell’altro sarcofago le cose non andarono diversamente: “…Nessun teschio di toro, niente ossa grandi; al contrario v’era una massa ancora più consistente di minutissimi pezzi d’osso…”.
Anche qui, forse, gli “… ossicini molto piccoli…” osservati da Mariette erano tutto ciò che restava del frutto di una ‘impossibile’ ibridazione tra un essere femminile, umano, e un animale. Impossibilità biologica a far tutto questo? Può darsi…

 

Abductions: nascono così i figli di un dio minore?

 

Gli incroci tra specie diverse (animali o vegetali) sono definiti ibridi. Ad esempio è un ibrido il mulo, incrocio tra un cavallo e asina, mentre invece non lo sono i cani definiti poco benignamente ‘bastardini’, poiché tutti i cani appartengono alla stessa specie (anche se a ‘razze’ diverse). Nel mondo animale i casi di ibridazioni sono rari e spesso risultano sterili (non possono cioè riprodursi, come nel caso del mulo), mentre nel mondo vegetale l’ibridazione è più semplice e può dar vita a incroci fertili.

Ma siamo del tutto certi che la Genetica delle Ibridazioni non presenti qualche eccezione?
Maria Struwe è “… una donna intelligente, sveglia, dotata di senso critico: tutt’altro che timida, ma con la tendenza a mantenere sempre un certo distacco da tutto…”. O almeno così la descrive il compianto dottor Johannes Fiebag, al quale si rivolsero centinaia di sventurate donne che asserivano di essere state ‘addotte’
Bene, ma chi è questa gentile signora berlinese? La signora Struwe è una delle tantissime donne che sostiene di essere stata ‘addotta’ – ovvero rapita da individui alieni – e di essere stata ‘operata’ affinché potesse mettere al mondo degli esseri ibridi, frutto del corredo genetico suo e di altri esseri le cui fattezze richiamano alla mente i cosiddetti ‘grigi’, cari all’ufologia di mezzo mondo.
La Struwe ha descritto quella che a suo dire sembrava un’esperienza onirica… ma non lo era. Si sarebbe trovata distesa su una sorta di tavolo operatorio, con accanto degli esseri di piccola statura, cranio di abnormi dimensioni, grandi occhi ‘da insetto’. E nel ventre della signora Struwe c’è quello che lei attende come suo terzo figlio…
Ma nel ‘sogno’  ella vede che quegli esseri le asportano l’embrione – è al terzo mese di gravidanza – mentre madida di sudore, poco dopo, si risveglia. Recatasi dal ginecologo, apprende, con immenso stupore suo e del medico, che non è più incinta. Due settimane più tardi, però, espelle due ‘grumi di tessuto’ che ella interpreta come residui del tessuto placentare ormai ‘superfluo’. Mesi dopo – evidentemente il desiderio di un terzo figlio era impellente nei coniugi Struwe – nonostante ripetuti tentativi, Marie non riesce a rimanere in stato interessante, tanto che decide di ricorrere e all’inseminazione artificiale. E’ il febbraio del 1988.
Anche qui, i reiterati tentativi del ginecologo non producono risultati, mentre la sfortunata signora berlinese lamenta inspiegabili dolori all’apparato riproduttivo. Inoltre, due stranissime ‘membrane trasparenti’ (forse ‘aliene’ barriere contraccettive?) vengono da lei espulse e successivi tentativi ‘naturali’ di dar vita ad una nuova creatura hanno talmente buon esito che il 9 gennaio 1989 nasce finalmente Sebastian!

Gravidanze difficili ma appartenenti al vasto, complesso repertorio della letteratura medica specifica? Oppure, come sostengono il dottor Fiebag e il suo collega statunitense professor David Jacobs, riusciti tentativi di ‘abductions’ con conseguente mescolamento di due ben diversi patrimoni genetici e successive nascite – chissà dove… – di strani ibridi uomo-‘grigi’? Se così fosse veramente, ci sarebbe da rabbrividire, ma le migliaia di casi lasciano da pensare.
E’ recentissima, ad esempio, la comparsa in un programma televisivo dedicato al ‘mistero’ di una giovane donna di origine sarda, chiamata Giovanna, che asserisce di aver concepito per ben diciotto volte esseri frutto di ‘ibridazione aliena’, oltre ad avere avuto un aborto spontaneo il cui orripilante risultato è stato mostrato nel programma medesimo. Voglia di protagonismo? Turbe psichiche da gravidanza isterica? Oppure c’è ‘qualcosa’ di drammaticamente vero in tutto ciò?
E se tutto questo fosse sul serio avvenuto in un lontanissimo passato? Chi scrive è convintissimo che non siamo soli nell’Universo e che le ‘insormontabili distanze invocate da illustri scienziati per gettare alle ortiche la possibilità di ‘visite’siano soltanto frutto di disinformazione ‘voluta’ da parte degli scienziati stessi e traggano origine anche da una sorta di ben riuscito ‘cover up’ finalizzato a non crear panico (perché ‘panico’ e non interesse?) nell’opinione pubblica, insomma a portare efficacemente avanti la cosiddetta ‘congiura del silenzio’ che ormai da decenni affligge il variegato mondo della ricerca ufologia. Ma, nel lontano passato, di ‘visite’ ne abbiamo ricevute a iosa, come ho cercato di documentare sia nel libro “ Narrano antiche cronache…”, sia in qualche capitolo di “Archeologia dell’Impossibile” (Eremon Edizioni 2010).
Torniamo ora, anche per concludere, all’ipotesi delle manipolazioni genetiche che razze aliene potrebbero aver compiuto – con esiti non del tutto soddisfacenti – migliaia di anni fa, in aree del pianeta dove presumiamo sia nato l’Homo sapiens sapiens, o anche chi l’ha preceduto nella scala che definiamo ‘evolutiva’, ed esaminiamo una ‘curiosità’ della scienza genetica.

C’è un termine anglosassone, “Junk” con cui i genetisti designano la cosiddetta ‘spazzatura genetica’ ovvero sequenze dell’Acido Desossiribonucleico (ma sì, proprio il ‘nostro’ DNA!) che sembrano inutili, messe lì a caso, prive di un inizio e di una fine corrette. I caratteri genetici sono infatti muniti di una sorta di ‘aggancio’ a cui si può unire solo e soltanto un ‘gancio con esso compatibile e ognuno di noi ha a sua disposizione oltre centomila geni attivi, atti cioè a dar luogo alle varie sfaccettature somatiche, e psichiche che caratterizzano ogni singolo essere umano. Più la ‘spazzatura genetica’…
Ma se è vero che il buon Albert Einstein – a proposito della fisica quantistica che non gli andava eccessivamente ‘a genio’ ( mai espressione fu più appropriata!) – affermò che ‘Dio non gioca a dadi con l’Universo’,  e di conseguenza che Madre Natura, per quanto Matrigna possa essere, non fa nulla ‘per caso’, siamo proprio certi che ci siamo trascinati dietro inutilmente questo “Junk”, questo fardello di ‘spazzatura del DNA’ che non serve a nulla? E se qualcuno, ben più evoluto anche nel campo delle manipolazioni genetiche avesse da tempo immemore trovato il modo di utilizzarla per dar vita a ‘mostri’, ad esseri con caratteristiche fisiche più adatte a diversi, ben specifici scopi?

La strana Isola del Dottor Moreau…

Lei dimentica tutto quanto un abile sezionatore può fare con i vivi – continuò Moreau – e mi stupisco che quanto sto facendo io non sia mai stato fatto prima. Certo, ci sono stati dei piccoli tentativi: amputazioni, recisioni della lingua, estirpazioni. Lei sa benissimo che lo strabismo può essere causato o guarito con la chirurgia. Ebbene, nel caso delle estirpazioni si verificano alterazioni di ogni genere, di carattere secondario: alterazioni del pigmento, psichiche, o, nei tessuti grassi, di secrezione. Senza dubbio, lei avrà sentito parlare di queste cose.”.

Così scrive Herbert Georges Wells nel suo romanzo ‘L’isola del Dottor Moreau’ pubblicato nel 1896, romanzo in cui il protagonista, Edward Prendick, scopre che qualcuno sta vivisezionando degli animali e si imbatte nell’inquietante dottor Moreau, geniale medico e scienziato dedito a ‘proibiti’ esperimenti di vivisezione. Prendick fugge, colpito da un violento shock emotivo, e incontra una folla di mostruosi uomini-bestia che tentano di ucciderlo. Rifugiatosi in una caverna, assiste ad alcuni rituali di esseri teriomorfi, mostruosi incroci di varie specie animali…
Al di là degli intenti di Wells di mettere in guardia il lettore sulle responsabilità dello scienziato di fronte alla scelta delle esigenze scientifiche o della morale umana, e veramente impossibile che – disponendo dei avanzate cognizioni di una Genetica… non di questo mondo – si possa dar vita a ibridi con peculiari caratteristiche in relazione a specifiche necessità o correlate ad esigenze la cui essenza non riusciamo neppure ad immaginare?
E’ inquietante, è fantascientifico – lo so, lo so – ma non del tutto impossibile crederlo, soprattutto se avete dato un’attenta ‘occhiata’ a molte delle strane ed inquietanti immagini contenute nel già citato libro “Il Laboratorio del Dr. Frankenstein”…
di Roberto Volterri

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