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I Rotoli del Mar Morto o Rotoli di Qumran

di Daniela Bortoluzzi


In un famoso rinvenimento casuale della primavera del 1947, fu ritrovato un puzzle mancante alla raccolta delle Sacre Scritture e siccome questo frammento di papiro era destinato a colmare un notevole “buco” storico provocando molto scalpore, si pensò bene fin da subito di alterarne l’interpretazione… e rendere note le scoperte inserendole in qualche frettolosa edizione economica cui avrebbe potuto, in seguito, essere attribuito qualche involontario (!) errore.
Parlando dei Rotoli del Mar Morto, bisogna fare prima di tutto un breve ma necessario inciso: il frammento 7Q5, esaminato al radiocarbonio, fu datato senz’ombra di dubbio l’anno 50 d.C, ovvero fu scritto una quindicina d’anni dopo la crocifissione di Gesù (con ogni probabilità da qualcuno che l’aveva conosciuto o aveva raccolto le cronache di chi aveva vissuto con lui). Si trattava del più antico frammento di Vangelo giunto fino a noi, consistente in un quadratino di papiro su cui erano scritte una ventina di lettere (nel 1972, durante una catalogazione dei frammenti, il ricercatore dell'Istituto Biblico di Roma Josè O’Callaghan, riconobbe in quelle lettere i versetti 52 e 53 del capitolo 6° del Vangelo di Marco, smentendo altri papirologi prima di lui che le avevano confuse con brani biblici). Altri frammenti di papiri molto più antichi riportavano infatti diversi racconti citati anche nella Bibbia e quindi poterono essere confrontati con le versioni giunte fino a noi. Furono fatte scoperte sensazionali!
Per esempio, dal 400 a.C. (anno in cui si ritiene ultimata la scrittura dell’Antico Testamento) al 980 d.C. (anno in cui fu scritto il più antico testo conosciuto nel 1947), c’era un “buco”. Il “rotolo di Isaia”, lungo 7 metri e trovato nella prima grotta di Qumran, era più antico di ben 1000 anni!
La Bibbia è da considerarsi un testo esoterico, “codificato” in modo che solo gli iniziati possano afferrarne il vero significato; una delle prove della sua codificazione sono i codici ELS, la cui esistenza è oramai assodata da anni (e confermata da sofisticati software).
Una volta confrontati i rotoli di Qumran con gli altri testi biblici a disposizione, il risultato è stato d’una corrispondenza del quasi 100%… la Bibbia, dunque, è stata scritta già codificata! Alcuni rotoli erano scritti in chiave esoterica e per altri – dov’erano riportati avvenimenti citati anche nella Bibbia – era fornita un’interpretazione idonea a spiegare il vero contenuto del testo; a questo proposito, era continuamente inserita la parola PISHRO (letteralmente: la sua interpretazione è).
CHI la scrisse doveva presupporre che in seguito CHI gli fosse succeduto nei millenni, avrebbe letto una serie di “informazioni” (sarebbe più corretto dire “messaggi in codice”), in virtù del fatto che conosceva già le relative chiavi di lettura. Sarebbe giusto chiedersi: CHI era CHI?

I rotoli del Mar Morto furono nascosti nelle grotte di Qumran dalla sètta degli Esseni, dopo essere stati sigillati in giare di coccio. Con tutta probabilità si sarebbe dovuto trattare d’un rifugio temporaneo per non farli cadere in mano ai soldati romani, di cui gli Esseni temevano le rivendicazioni; smantellarono la biblioteca e prepararono le giare da inserire negli anfratti rocciosi, quindi vi nascosero i rotoli, sperando di poter tornare presto a recuperarli (ma non fu così, evidentemente: infatti, furono sterminati).

Alcuni scavi a circa 500 m dalla caverna principale hanno poi messo in luce le rovine d’un antico monastero, conosciuto come Khirbet Qumran, che avrebbe ospitato una misteriosa sètta religiosa (sicuramente quella degli Esseni). Disponeva d’una sala-scrittura dove venivano scritti o copiati i libri: infatti fu rinvenuta una grande stanza con all’interno una tavola molto lunga e una panca, due calamai e una giara d’argilla identica a quelle rinvenute nella prima grotta. Questo fu probabilmente il luogo dove i membri della comunità di Qumran avevano nascosto i documenti per metterli al sicuro dalla legione romana . I documenti ritrovati, talvolta minuscoli frammenti, sono scritti quasi tutti in lingua ebraica. Alcuni sono in aramaico o in greco. È la raccolta di oltre 600 testi dell’Antico Testamento, meno il cosiddetto Libro di Ester. Una cosa straordinaria riguarda i “commenti” sull’Antico Testamento e il “Manuale della disciplina” della comunità, da cui si sono avute molte informazioni e conferme sulle abitudini della sètta.
Ciò che colpisce subito è un’incredibile analogia con gli usi del gruppo di Gesù e dei dodici apostoli: la figura del “Maestro di Giustizia” (chiamato Rabbi) a capo della sètta (la guida era affidata a un gruppo di dodici “Maestri”), è ancora controversa, ma si potrebbe davvero riferire al Cristo, che veniva chiamato Rabbi.

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Lo storico romano Plinio documentò che gli Esseni erano circa quattromila e vivevano sulla sponda ovest del Mar Morto, proprio dove sono state rinvenute le rovine del monastero di Khirbet Qumran. La loro vita era molto austera e umile, e vissuta in purezza d’animo e gentilezza. Non erano considerati pericolosi.
Alcuni rotoli, specialmente quelli sulla “regola”, hanno stupito per la somiglianza con quella dei Cristiani primitivi. Per entrare nella confraternita Essena, ad esempio, i discepoli dovevano rinunciare al possesso dei loro beni, nonché ai precedenti legami. I riti Esseni includevano il battesimo con l’acqua e il banchetto sacramentale.
Gesù era Esseno e per di più Nazireo. Come prima di lui sua madre e Giovanni il Battista. Cosa successe a un certo punto della sua vita, che lo indusse a distaccarsi dalla legge di Mosè per cercare altrove la via di salvezza?
Com’è arrivato un antichissimo manoscritto Esseno in un monastero buddhista del Tibet? Qualcuno aveva voluto metterlo al sicuro… ma da chi? Chi ce l’aveva portato?
Ma soprattutto, cosa contiene di così importante?

 
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