Mantova | Guida ai misteri di Mantova

Luoghi e itinerari misteriosi a Mantova




Il nome “Mantova” deriva da “Manto”, una divinità adorata dai primi abitanti della città, i quali appartenevano al popolo degli Etruschi. I Romani la conquistarono nel corso della loro espansione verso nord. In seguito, Mantova verrà occupata dai Goti, dai Bizantini, dai Longobardi, dai Franchi, fino alla fondazione del libero Comune e poi della Signoria dei Bonacolsi. Questi ultimi, nel 1328 verranno poi cacciati dai Gonzaga, che legarono indissolubilmente il loro nome a quello della città di Mantova. Come molte città italiane che hanno visto il susseguirsi di varie dominazioni anche Mantova si presenta ricca di misteri e curiosità.




A Mantova ritroviamo uno dei tanti Graal sparsi nel territorio italiano. Si trova nella Basilica di Sant’Andrea, in Piazza Mantegna. Il santuario è un capolavoro dell’umanista Leon Battista Alberti (1404-1472), ma venne completato nel Seicento. Qui si conserva ancora oggi una sacra reliquia. Si tratta del presunto sangue di Cristo, secondo la tradizione raccolto da San Longino e conservato in due vasi d’oro, collocati al centro della chiesa, nella cripta.

 

Al primo piano del Palazzo ducale di Mantova troviamo «i frammenti di affreschi e le sinopie del Pisanello, raffiguranti scene cavalleresche della corte di Artù ispirate ai romanzi della Tavola Rotonda».

 A Piazza Mantegna sorge la Basilica di Sant’Andrea al cui interno troviamo la tomba di Andrea Mantegna, che morì in questa città nel 1506; nella cripta invece è custodita un’interessante reliquia: il sangue di Gesù raccolto da Longino, il soldato che ne trafisse il costato. Almeno, così vuole la tradizione.

Piazza delle Erbe e Palazzo Ducale

 

In Piazza delle Erbe si trova l’edificio più antico della città. La Rotonda di San Lorenzo, una chiesa a pianta centrale, fatta costruire da Matilde di Canossa. Questa era una donna potente nel medioevo, tanto da intercedere a favore dell’imperatore Enrico IV. Dopo la scomunica, infatti, chiese umilmente perdono al papa Gregorio VII, nel 1076, durante la cosiddetta lotta per le investiture. Alla sua sinistra sorge la quattrocentesca Torre dell’Orologio, che non segna solamente l’orario: essa indica anche le fasi lunari e la posizione del sole nel segno zodiacale del corrente mese.

Interessante è il Palazzo ducale, residenza cittadina dei Gonzaga, nel quale si trova tra le altre cose una rappresentazione del labirinto sul soffitto di una delle numerose stan ze che compongono il complesso. All’interno dello stesso troviamo ripetuta la misteriosa frase “Forse che sì, forse che no”. Un ambiente curioso all’interno del Palazzo Ducale è il cosiddetto “Appartamento dei Nani di Corte”, dove ogni particolare è stato studiato in misura ridotta. In realtà tale ambiente non era abitato dai nani: si tratta di una ricostruzione simbolica ed ermetica; qui i Gonzaga predisposero un percorso iniziatico, ispirato al biblico sogno della scala di Giacobbe. Ricordiamo anche, all’interno del palazzo, nella “Camera degli Sposi”, i mirabili affreschi del Mantegna, che aveva una casa proprio di fronte alla Chiesa di San Sebastiano, vicino al Largo XXIV Maggio.

Palazzo Te

 

Ma il luogo più alchemico di Mantova è sicuramente Palazzo Te, costruito nella prima metà del Cinquecento per essere la villa d’otium dei Gonzaga; attualmente è sede del Museo Civico e del Centro Internazionale d’Arte e di Cultura. All’interno dell’edificio ritroviamo molti simboli mitologici, alchemici ed esoterici, tra cui nuovamente il labirinto. Ne ritroviamo ben dodici, tutti ottagonali, a gruppi di tre, sul pavimento della Sala di Amore e Psiche. Un concentrato di simbologia e numerologia esoterica!




Un altro labirinto era formato dalle siepi del giardino, ormai inesistenti. Inoltre, notiamo qui la figura della salamandra, animale prediletto dagli alchimisti, che spesso l’associano al fuoco e allo zolfo. Infatti, tale animale è molto resistente alle fiamme. In maniera complementare, il leone, il toro e il serpente erano associati alla terra, l’aquila all’aria, i pesci all’acqua. A questi elementi corrispondevano poi determinate pietre.

Guida agli itinerari del mistero

 

1. Piazza Sordello: al numero 40 si trova il Palazzo Ducale. Importanti sono la Camera degli Sposi, nella quale ammiriamo gli affreschi del Mantegna, e la Stanza del labirinto (ne troviamo uno sul soffitto). Inoltre, al primo piano troviamo i frammenti degli affreschi e le sinopie del Pisanello, raffiguranti scene cavalleresche della corte di Artù ispirate ai romanzi della Tavola rotonda. Altre tracce di re Artù si trovano nella Cattedrale di Otranto (Le), nel Duomo di Modena, nella Basilica di San Nicola a Bari e sull’Etna, in Sicilia. In Piazza Sordello nel medioevo bruciavano gli eretici.

 

2. Torre dell’Orologio e zodiaco.

 

3. Rotonda di San Lorenzo: venne fatta costuire da Matilde di Canossa.

 

4. Basilica di Sant’Andrea, Piazza Mantegna: nella cripta è conservato il sangue di Cristo, portato in Italia da Longino. Qui venne tumulato Andrea Mantegna, nel 1506. La casa del pittore si trova ancora oggi in Via Acerbi 47; lungo la strada che conduce a Palazzo Te.

 

5. Casa del Mantegna, Via Acerbi 47: lungo la strada che collega la Chiesa di Sant’Andrea a Palazzo Te, sorge la casa del celebre pittore Andrea Mantegna, che decorò sia alcuni ambienti di Palazzo Ducale che di Palazzo Te.

 

6. Palazzo Te, nell’omonimo Viale al numero 13: attualmente è sede del Museo Civico e del Centro Internazionale d’Arte e di Cultura. Si tratta di una dimora filosofale. Sono presenti numerose stanze, affrescate e adornate. Nella Sala di Amore e Psiche abbiamo 12 labirinti ottagonali sul pavimento. Nella Sala dei Venti è presente sul soffitto uno zodiaco. Inoltre, è possibile trovare una grotta artificiale nell’Appartamento del Giardino.

 

di Giorgio Pastore

tratto dal libro “La ricerca della Pietra Filosofale
Itinerari iniziatici nell’Italia del mistero