Atlante, Atlas, Pilastro del Cielo

Storia, mitologia e leggenda di Atlante, Pilastro del Cielo



Anche per quanto riguarda Atlante, denominato Atlas nella mitologia romana, esistono diverse versioni riguardanti la sua nascita. Per la maggior parte di queste egli è il figlio di Giapeto (Titano) e della ninfa Climene. Altre leggende invece, narrano di lui come il frutto dell’amore tra Zeus e Climene, per altre ancora risulta essere il figlio di Poseidone e Clito.




Atlante, Pilastro del Cielo

 

Quando in età adulta Zeus decise di affrontare il padre Crono per spodestarlo e prendere il suo posto come re degli Dei, dovette costringere con la forza il suo predecessore a rigettare tutti i fratelli. Questi, alla nascita, erano stati divorati proprio a causa di una profezia della quale Crono stesso era ossessionato e che prevedeva il verificarsi di una tale sventura. Durante tale rappresaglia anche i Titani vi presero parte, ma ebbero la peggio perdendo clamorosamente il sanguinoso scontro. In conseguenza di ciò, Zeus condannò Atlante (quale Titano) a sostenere con la nuca e la sola forza delle braccia tutta la volta celeste.

Atlante, le leggende

 

Tra le varie leggende legate alla figura di Atlante Titano, le più famose sono quelle che narrano l’incontro con Eracle (o Ercole) e Perseo. Il primo, tramite l’astuzia, riuscì a sottrarre temporaneamente Atlante dalla sua triste punizione chiedendogli di aiutarlo a raccogliere i pomi d’oro nel giardino delle Esperidi.

Per convincere il Titano, Eracle disse che avrebbe preso lui il suo posto. Avrebbe così alleviato le sofferenze che da tempo lo affliggevano. Il gigante accettò il compito di buon grado. Sperò, in cuor suo, che grazie a tale impresa sarebbe riuscito a liberarsi per sempre della tortura inflittagli. Al suo ritorno però, vedendo che egli era riuscito a raccogliere i pomi d’oro, Eracle escogitò uno stratagemma. Quest era volto a convincere nuovamente Atlante a sorreggere la volta celeste. Raggiunto lo scopo, immediatamente fuggì via.

L’incontro con Perseo invece, fu fatale per il povero Atlante. L’eroe infatti, era appena tornato da un lungo viaggio. Tra varie avventure, aveva ingaggiato una dura lotta contro il mostro Medusa uscendone vincitore dopo averle mozzato la testa. Stanco e affamato chiese ospitalità ad Atlante, il quale gliela negò. Offeso e arrabbiato per il rifiuto ottenuto, decise di punire ulteriormente il Titano. Gli mostrò, così, la testa di Medusa il cui sguardo tramutò in un istante il gigante in una statua di pietra.

Atlante e i suoi amori

 

Ad Atlante si attribuiscono diverse relazioni amorose. Tra queste particolare importanza ebbe quella con Pleione la quale diede alla luce le Pleiadi. La leggenda narra, infatti, di queste sette bellissime fanciulle che vennero trasformate in stelle da Zeus. Questo, allo scopo di evitare che continuassero a essere perseguitate da Orione (gigante, figlio di Poseidone e Euriele). Orione, invaghitosi delle sette sorelle, cominciò a molestarle.

Dalla relazione con Etna invece ebbe le Iadi, la cui visibilità stava ad indicare l’avvento della stagione delle piogge. Con Esperide concepì appunto le Esperidi, famose custodi dell’albero dai pomi d’oro (si narra fosse un regalo della Dea Terra, Gea, per le nozze di Era e Zeus, quindi, simbolo di amore e fecondità), in un giardino della Mauritania.