Bambino nel Forno

Il bambino nel forno: la leggenda



Come ha inizio la leggenda de Il bambino nel forno? Ecco la storia… Dopo la maternità era come se avesse perso tutta la credibilità conquistata con fatica in un’azienda prettamente maschilista. Solo al compimento dei due anni di vita del suo bimbo, la donna aveva potuto riprendere l’attività lavorativa a tempo pieno.




Il bambino nel forno: la storia, la leggenda

 

Il marito era spesso all’estero e quando le capitava, spesso purtroppo, di dover partecipare a riunioni serali o a cene di lavoro, affidava sempre il figlio alla stessa baby sitter.
Venne a sapere il giorno stesso, che quella sera avrebbe dovuto presenziare a un party. Chiamò subito la baby sitter che, dispiaciuta, dovette declinare. Le aveva dato un preavviso troppo breve e aveva già preso un altro impegno.
Non poteva rinunciare alla serata, ne valeva della sua carriera, ma allo stesso tempo non poteva abbandonare il figlio a se stesso come una madre snaturata.

Contattò un’agenzia e le confermarono la presenza di una ragazza per la sera stessa. Tirò un sospiro di sollievo. L’evento procedeva alla perfezione. Aveva già parlato con due grossi investitori, sorriso agli altri.

Iniziò a squillarle il cellulare nella borsetta. Sul display compariva il numero di casa. Si allarmò immediatamente, era successo qualcosa al suo bambino? Quando rispose, la babysitter la rassicurò dicendole che andava tutto bene. La chiamava solo perché non riusciva a trovare il sale.
Dopo dieci minuti il cellulare riprese a squillare. Sempre la babysitter che chiedeva dove tenesse il rosmarino.
Alla terza chiamata la donna si spazientì.
“Cosa c’è questa volta?” domandò irritata.
“Volevo sapere se in casa ha una grossa pentola, molto grossa.”
Già era stupita per il rosmarino, ma quell’ennesima richiesta le sembrava rasentasse l’assurdo.
“E per farci cosa?” chiese.

“Sto preparando l’agnello al forno” rispose la ragazza.
La donna riattaccò senza darle una risposta. Si sentiva stranamente turbata. Lei non aveva agnelli in casa.
Abbandonò di corsa il party e tornò alla sua abitazione. Quando spalancò la porta, la baby sitter aveva messo in una pentola il suo bambino cosparso d’olio, sale e rosmarino e lo stava per… infornare!

 

di William Facchinetti Kerdudo
tratto dal libro Leggende Metropolitane vai al libro
Da Michael Jackson a Paul Mc Cartnety, dall’Uomo Uncino alle Babysitter cannibali. False credenze o straordinarie verità?

AUTORE: WILLIAM FACCHINETTI KERDUDO

FORMATO: 16 X 23

PAGINE: 104

ISBN:  978-88-89713-29-7

Leggende Metropolitane

 

Sono note a tutti le antiche leggende che appartengono alla tradizioni popolari ed alla cultura di ogni nazione. Esiste poi un fenomeno molto più recente, forte, quasi virale che esula dai confini e si diffonde a macchia d’olio radicandosi nelle credenze di ognuno di noi, senza fare eccezioni: sono le LEGGENDE URBANE o METROPOLITANE. LEGGENDE METROPOLITANE è una nuova ed aggiornata raccolta delle più famose storie che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, è quasi certo di aver ascoltato da un amico o letto su un giornale.

Una vasta panoramica di leggende divise per argomenti che spaziano dai ladri di organi agli autostoppisti fantasma, dall’uomo falena ai coccodrilli che vivono nelle fogne, dalle morti sospette degli attori sui set cinematografici alla convinzione che Michael Jackson ed Elvis Presley siano in realtà ancora vivi. Un libro per rabbrividire, per sorridere, per divertirsi e soprattutto per scoprire che alcuni fatti che reputavamo accertati, non erano altro che il frutto di un’ennesima.. leggenda metropolitana!