Vasca di Ghiaccio

La vasca di ghiaccio: la leggenda



Come ha inizio la leggenda della Vasca di Ghiaccio? Ecco a voi la storia…

Quello che si prospettava per essere un’ennesima serata noiosa, ebbe un risvolto decisamente inaspettato.
Non era un periodo entusiasmante della sua vita. La ragazza lo aveva mollato e non aveva superato un paio di esami universitari. Decise che aveva bisogno di un po’ di svago. Sentiva il bisogno di staccare la spina dai libri per poi riprendere in mano le redini della sua vita dal lunedì successivo.




La Vasca di Ghiaccio: la storia, la leggenda

 

Entrò nella discoteca da solo, ma non se ne preoccupò. Viveva in una città universitaria ed era l’unico locale decente nell’arco di chilometri. Avrebbe sicuramente incontrato qualche amico o compagno di corso sulla pista da ballo.
Si recò al bar e prese una bibita analcolica. Sostò sul bancone a sorseggiarla. Accanto a lui una ragazza bellissima. Non l’aveva mai vista prima, se ne sarebbe certamente accorto. Quando lei gli accennò un sorriso, rimase stupito. Doveva essersi confusa scambiandolo per qualcun altro. Non era brutto, ma di sicuro non era il tipo di ragazzo che avrebbe catturato la sua attenzione. Invece si sbagliava.

“Analcolico?” chiese lei.
“Sì” rispose un po’ titubante. “Sono astemio.”
Sapeva che con quell’affermazione aveva perso almeno cento punti nella scala del ‘macho’ e compromesso ogni tipo di eventuale interesse da parte sua. Si sbagliava ancora.
“Bravo. Anch’io non bevo e non sopporto quei ragazzi che si trascinano ciondolanti e con l’alito che puzza d’alcol sulla pista da ballo.”
Non sapeva se indugiare con lo sguardo sulla profonda scollatura del seno o se perdersi nei suoi occhi azzurri.
La sua attenzione non sembrava scemare.
“Fumi?”
“Neanche, mi spiace.”
Lei scoppiò a ridere.
“Non bevi, non fumi. Ed a droghe come siamo messi? Una pasticca, uno spinello ogni tanto.”

Sei perfetto!

 

“Mi spiace deluderti, ma niente di tutto ciò. Sono un po’ banale.”
“No” aggiunse subito lei. “Sei PERFETTO.”
Provò un brivido lungo la schiena, di piacere. Forse avrebbe fatto meglio ad ascoltare il proprio sesto senso e ad interpretare diversamente quella sensazione.
Parlarono del più e del meno, poi, cogliendolo del tutto alla sprovvista, lo baciò sulle labbra.
“Abiti da solo?”
“Sì. Ho un piccolo monolocale in affitto, altro non mi posso permettere.”

Lei lo fissava in silenzio, con sorriso malizioso. Solo dopo qualche secondo, il ragazzo capì che intenzioni avesse.
“Vogliamo andare a casa mia? Potremmo… parlare con più calma.”
Si trovavano in macchina. Era una situazione surreale. Si stava per portare a letto uno schianto di ragazza. Quando l’avrebbe raccontato il giorno dopo ai suoi amici, sarebbero tutti morti d’invidia. O più semplicemente, non gli avrebbero creduto.




Tu intanto metti un po’ di musica

 

Parcheggiò davanti al palazzo dove abitava. La ragazza si guardò attorno, lesse il numero civico e, prima di salire chiese un paio di minuti per fare una telefonata. Si appartò di qualche metro parlando sottovoce al cellulare. Tornò sfoderando il suo bellissimo sorriso.
Entrati nel monolocale chiese se avesse una bibita o del succo di frutta.
“Sì, nel frigo.” affermò lui avvicinandosi all’elettrodomestico.
“Siediti, ci penso io.” disse la ragazza. “Tu intanto metti un po’ di musica.”
Era di spalle, intento a scegliere il cd giusto da mettere.

Quando si voltò, la sua ‘dea’ reggeva in mano due bicchieri con del succo d’arancia. Gliene porse uno. Cominciava a sentirsi teso, emozionato ed accaldato. Bevve in un solo sorso. Si sedettero sul divano, lo spacco della gonna mostrava gambe con pelle liscia come alabastro. Si sentiva stordito dall’eccitazione. La confusione aumentava. Cercò di tenere gli occhi aperti, ma sembrava un’impresa impossibile. Aveva bisogno di un sorso d’acqua. Fece per alzarsi, ma perse l’equilibrio e cadde riverso a terra.

La Vasca di Ghiaccio: l’epilogo

 

Sentiva la mente annebbiata, non riusciva a muoversi. Vide solo la ragazza dirigersi verso la porta, aprirla e fare entrare un uomo che reggeva in una mano una borsa di pelle da medico, nell’altra quello che sembrava un grosso contenitore di plastica.
Doveva averlo drogato aggiungendo qualcosa al succo di frutta mentre era voltato di spalle.
“Muoviamoci” furono le ultime parole che udì prima di perdere definitivamente i sensi.

Quando si risvegliò tremava. Non aveva salivazione, la bocca impastata e soprattutto sentiva molto freddo. La luce al neon del suo bagno era forte e gli dava fastidio agli occhi. Abbassò lo sguardo e si vide nudo nella vasca da bagno, immerso fino alla vita da cubetti di ghiaccio.
Non capiva cosa stesse accadendo. L’ultimo vago ricordo era la discoteca, la splendida ragazza. E poi? Si puntellò con le mani sui bordi della vasca per uscire. Desistette quando sentì un forte dolore dietro la schiena. Tentò di voltarsi di lato per controllare. Aveva un lungo taglio, un’incisione chirurgica fatta da poco chiusa da diversi punti di sutura all’altezza del rene destro.
Riecheggiarono delle domande nella sua testa, simili ad una diagnosi medica.
Bevi? Fumi? Ti droghi?
E, alle sue risposte negative, quel commento finale che ora assumeva un significato totalmente diverso.
PERFETTO.

Il commercio di organi

 

È una delle leggende metropolitane più conosciute, quella del commercio d’organi. Ad esempio, in Brasile, la scomparsa di migliaia di bambini viene associata alla rivendita di occhi, fegato e reni sani.
Questa leggenda si è diffusa anche in Italia, soprattutto nel Sud. Già negli anni ’80 si parlava di coppie che facevano compere in negozi e boutique. La ragazza entrava nella cabina per provarsi i vestiti senza più uscirne. Il ragazzo insospettito, andava a controllare, ma la cabina risultava vuota. Si parlava di botole nascoste dalle quali le donne venivano rapite per il commercio d’organi.
Sempre in Italia, negli anni ’90, nasce invece la fobia dell’ambulanza nera che parcheggia nei pressi delle scuole e preleva bambini. Una prova ‘inconfutabile’ data dal ritrovamento di un bambino privato degli occhi.

CURIOSITA’: da diversi anni circola una storia molto simile, ambientata però nel mondo delle malattie sessualmente trasmissibili. Un ragazzo riceve le attenzioni da parte di una donna molto avvenente. Lui è incredulo, ma sarebbe un folle a lasciarsi sfuggire un’occasione del genere. La invita nel suo appartamento e trascorrono una notte di sesso infuocato. Al mattino, quando si risveglia, il ragazzo allunga il braccio cercando il contatto della donna, ma,a parte lui, il letto è vuoto. Si alza per cercarla. E’ scomparsa, ma sullo specchio del bagno gli ha lasciato un messaggio. Con i brividi che gli scorrono lungo la schiena, legge la frase scritta a grandi lettere col rossetto: BENVENUTO NEL MONDO DELL’AIDS.

 

di William Facchinetti Kerdudo
tratto dal libro Leggende Metropolitane vai al libro
Da Michael Jackson a Paul Mc Cartnety, dall’Uomo Uncino alle Babysitter cannibali. False credenze o straordinarie verità?

AUTORE: WILLIAM FACCHINETTI KERDUDO

FORMATO: 16 X 23

PAGINE: 104

ISBN:  978-88-89713-29-7

Leggende Metropolitane

 

Sono note a tutti le antiche leggende che appartengono alla tradizioni popolari ed alla cultura di ogni nazione. Esiste poi un fenomeno molto più recente, forte, quasi virale che esula dai confini e si diffonde a macchia d’olio radicandosi nelle credenze di ognuno di noi, senza fare eccezioni: sono le LEGGENDE URBANE o METROPOLITANE. LEGGENDE METROPOLITANE è una nuova ed aggiornata raccolta delle più famose storie che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, è quasi certo di aver ascoltato da un amico o letto su un giornale.

Una vasta panoramica di leggende divise per argomenti che spaziano dai ladri di organi agli autostoppisti fantasma, dall’uomo falena ai coccodrilli che vivono nelle fogne, dalle morti sospette degli attori sui set cinematografici alla convinzione che Michael Jackson ed Elvis Presley siano in realtà ancora vivi. Un libro per rabbrividire, per sorridere, per divertirsi e soprattutto per scoprire che alcuni fatti che reputavamo accertati, non erano altro che il frutto di un’ennesima.. leggenda metropolitana!