Agharti

Il mondo sotterraneo di Agharti



Per sfuggire alla furia del diluvio e alle avversità climatiche della Terra, Poseidone si costruì un grande bunker, un regno nel sottosuolo, costituito da numerosissime gallerie estese per tutta l’Asia e forse oltre, un grande dominio chiamato, secondo la tradizione induista, Agharti. A tal proposito, riporto qui di seguito un passo di Agharta, opera del buddista americano Robert Ernst Dickhoff, conosciuto come S. Lama Rosso Sungma, che confermerebbe tali leggende:

Agharta ebbe inizio (…) allorché un popolo guidato da un sant’uomo scomparve nel sottosuolo.




La capitale di questo nuovo mondo sotterraneo, chiamata Shamballah, si troverebbe sotto il deserto del Gobi. Lì regnerebbe ancor oggi il Re del Mondo. In effetti, se ci pensiamo, la tradizione cristiana vede il diavolo risiedere nel sottosuolo, all’inferno, in un mondo sotterraneo.

Alla luce delle precedenti osservazioni riteniamo valido associare il diavolo del Cristianesimo al dio Poseidone, e quest’ultimo al Re del Mondo. Ma non si tratta del diavolo che da sempre ci ha mostrato la Chiesa, terribile e malefico. Piuttosto, di un essere alieno (e con sentimenti umani), creatore dell’umanità, nemico (“satana”) di un altro essere alieno che probabilmente, lo abbandonò (o esiliò), per sempre qui, insieme ai suoi figli. A loro Poseidone donò la “luce della conoscenza” (da qui deriverebbe il nome “Lucifero”: “portatore di luce”.

Il dio degli Inferi

 

Satana quindi non sarebbe il male, ma “il nemico” per eccellenza. Il nemico di Yahweh, il dio geloso e terribile delle Sacre Scritture; colui il quale annientò Sodoma, Gomorra, Gerico e che affogò i soldati del faraone nel Mar Rosso, e fu responsabile delle piaghe d’Egitto. Oramai il nome “Satana” ha assunto un significato maligno, ma Satana è anche Lucifero, il più bello degli angeli, il portatore di luce, di conoscenza; ribelle proprio perché donò il sapere all’umanità, rendendola simile agli stessi dèi. Probabilmente fu proprio questa la causa del suo esilio sulla Terra.

I segreti dell’oltretomba


Agharti
ha molto a che fare anche con l’Oltretomba della mitologia greca. Secondo il mito, Persefone, figlia di Demetra, venne rapita da Ade, il dio dell’Oltretomba, e trascinata nel regno dei morti, sottoterra. Zeus intervenne, ma fu inutile: la fanciulla non poté più essere liberata, perché, secondo una delle leggi fondamentali dell’“Aldilà”, nessuno può ritornare sulla Terra, in superficie, dopo aver visitato il mondo sotterraneo. Ciò combacerebbe con le credenze degli Induisti, secondo i quali “solo chi è invitato può recarsi ad Agharti”.

Alla fine, comunque, Zeus riuscì ad accordarsi con Ade, e Persefone fu libera di ritornare in superficie, ma solo per otto mesi l’anno.

L’Avaiki è il mondo sotterraneo delle popolazioni della Polinesia. Concepito come un’immensa cavità a forma d’imbuto con un’apertura in sommità. È il mondo dei trapassati, l’Oltretomba, e ricorda molto quello dantesco, guarda caso.
Negli Inferi, tuttavia, dimorerebbe la Grande Madre dell’umanità, Vari Ma Te Takere, primo principio e origine di ogni cosa. Questa è la “Signora della montagna” delle popolazioni polinesiane, i cui miti ricalcano, ancora una volta, quelli delle altre culture del mondo antico.

Abitanti di Atlantide?

 

La tradizione cristiana (e non solo questa) vuole il paradiso collocato in alto e gli inferi in basso. In effetti, tale visione ricalca i fatti esaminati fin’ora. Il paradiso era in alto, su quel monte dove la “Signora della montagna” creò l’uomo, forse sull’isola di Atlantide, forse all’interno della Grande Piramide; lo stesso monte che cercarono di scalare i giganti, e lo stesso dal quale forse Dio/Zeus/Giove ritornò sul suo pianeta dopo aver abbandonato qui Lucifero/Poseidone/Nettuno. Mentre, l’inferno è posto in basso, perché è lì che, secondo la tradizione, ha trovato dimora il Re del Mondo/Poseidone: nel sottosuolo.

Secondo certe leggende, lì dimorerebbero uomini dalla pelle chiara, diretti discendenti di Atlantide. Questi sarebbero ancora in possesso di grandi poteri (gli stessi che l’uomo moderno ormai ha dimenticato), tra cui l’energia vril.




Gli Aghartiani avrebbero accesso a un’alta tecnologia che permetterebbe loro di volare, muoversi rapidamente, leggere nel pensiero della gente e conoscere i misteri dell’universo.

C’è chi crede che qualche volta escano dal loro mondo sotterraneo per visitare l’umanità per mezzo di navicelle, le stesse che noi siamo abituati a chiamare UFO (Unidentified Flying Objects – Oggetti volanti non identificati; detti anche O.V.N.I., appunto), ma non si conosce chiaramente lo scopo di queste visite.

Probabilmente ci osservano per proteggerci, per aiutaci e farci evolvere nel modo giusto. Sono pur sempre i nostri predecessori, i nostri padri.

La stessa energia psichica vril permetterebbe loro di governare questi dischi volanti. In effetti, in molti casi, gli alieni intravisti in certi incontri ravvicinati hanno la pelle bianchissima. La stessa che si avrebbe se si rimanesse a lungo lontani dalla luce del Sole, nell’oscurità, magari sottoterra, per lunghi periodi.

Gli ingressi di Agharti

 

Gli ingressi alle gallerie che portano ad Agharti sono occultati in luoghi strategici e isolati per impedirne l’accesso ai curiosi. Ce ne sarebbero molti nascosti sotto le acque degli oceani, dei laghi, o tra i pendii in alta montagna. Ve ne sarebbero alcuni in Brasile, nella fitta foresta che circonda il Rio delle Amazzoni (le cui entrate sarebbero protette da indios dagli atteggiamenti tutt’altro che amichevoli). Vi sarebbero accessi anche in Siberia, nel Deserto del Gobi e a pochi metri di profondità tra le gambe della Sfinge, in Egitto.

Jhon Lloyd Stephens e Frederick Catherwood furono due grandi esploratori del XIX secolo. Viaggiarono lungo le foreste dello Yucatan negli anni 1838/39. In seguito alla sua permanenza in quei luoghi, Stephens scoprì cose molto interessanti. Ad esempio, venne a conoscenza dell’esistenza di una civiltà sotterranea, costretta a rifugiarsi nel sottosuolo in tempi remoti per necessità. Lui stesso affermò in una conferenza a New York :

Queste genti dispongono di una gran luce che splende nel loro mondo sotterraneo, e il cui segreto fu trasmesso loro molto tempo fa dagli dèi del sottosuolo (…). Sotto uno degli edifici (di Santa Cruz del Quichè) c’era un’apertura che gli Indios chiamavano caverna e attraverso la quale dicevano che si poteva raggiungere il Messico in un’ora. Vi strisciai dentro, e scoprii che il soffitto era ad arco a sesto acuto ed era formato da pietre perfettamente sovrapposte, ma la mancanza di luce e il grido del sacerdote che mi avvertiva che era stagione di terremoti mi impedirono di esplorarla.

Quanto fosse lunga e dove conducesse, non saprei proprio immaginarlo. Era chiaramente un altro dei grandi misteri delle Americhe.

Le gallerie di Agharti

 

Storie simili si narrano anche a Cuzco. Qui vi sarebbe una galleria sotterranea attraverso cui è possibile raggiungere Lima in pochi minuti. Si tratta forse di portali dimensionali o spazio-temporali? Sarebbe interessante e utile verificare queste notizie organizzando delle spedizioni serie in questi posti, ma ciò richiederebbe lo stanziamento di molti soldi.
Atlantide potrebbe essere stata il collegamento tra due grandi civiltà, quella egizia e i popoli precolombiani. Impressionante è il numero di analogie tra questi due mondi distanti molti chilometri l’uno dall’altro.
Garcilaso de la Vega (1537-1616), figlio di un conquistatore spagnolo e di una indios americana, agli inizi del Cinquecento si trasferì in Spagna e costituì una fornita biblioteca.

Scrisse in seguito dei trattati in cui rivalutava la religione degli Incas, accostandola anche al neoplatonismo degli Europei. Sottolineò il fatto che, così come le antiche popolazioni del Mediterraneo, anche gli Incas adorassero il disco solare. Ma questa non è l’unica analogia.

È noto, ad esempio, che la pratica della mummificazione era propria degli Egizi, così come degli Aztechi, o dei Maya. Inoltre, se guardiamo l’architettura di questi popoli, notiamo come fosse diffusa la forma piramidale nel passato sia dell’America che dell’Egitto.

Si tratta solo di coincidenze? No, Atlantide sopravvisse ancora, per secoli e secoli, nella cultura di queste popolazioni dell’antichità, e oltre.

Altre ipotesi

 

Nei Comentarios Reales, Garcilaso scrive di essere disceso in gallerie scavate sotto la laguna di Urcos, fra Cuzco e il lago Titicaca, dalle quali, stando ad antichissime tradizioni indigene, sarebbe “salito al cielo un enorme serpente d’oro”. Vi sarebbero lunghi tunnel in grado di collegare il Vecchio al Nuovo Mondo. Secondo Alec McLellan, Peter Kolosimo, Robert Cjharroux e altri studiosi, esisterebbe una rete di gallerie molto estesa, e gli accessi a questo antico sistema di comunicazione sarebbero dislocati in luoghi segreti, in ogni angolo del globo.

Nell’Azerbaigian esiste un “pozzo senza fondo”, oggetto di studio degli scienziati russi. In certi momenti, guardando verso il basso è possibile udire sibili, tonfi, gemiti, e vedere riflessi di luce azzurrognola provenire dalla profondità del pozzo. Sulle pareti dello stesso vi sono delle aperture, attraverso le quali è possibile percorrere lunghi tunnel. Si tratta di un vero e proprio vespaio di gallerie, così come se ne trovano di simili in Georgia e nel Caucaso.

I diversi tunnel, scavati nel cuore della montagna, in certi casi sono difficilmente esplorabili, per via delle frane verificatesi nel corso dei secoli. Percorrendoli è possibile giungere in grandi sale di pianta circolare, artificiali, opera di sconosciuti, dalle quali partono numerose altre gallerie. In alcuni casi, queste grandi sale possono raggiungere un’altezza di venti metri! Le entrate principali delle gallerie caucasiche sono regolari, e ricordano molto altri tunnel scoperti in America centrale. Chi li ha costruiti? E perché?

Secondo certi studiosi russi si tratterebbe di un sistema di gallerie molto esteso, che potrebbe collegare il Caucaso con la Cina, il Tibet e la Mongolia. Si tratta forse delle gallerie di Agharti?

Agharti e gli Egizi

 

Il 5 aprile 1909 la rivista “Phoenix Gazzette” riportava in prima pagina la scoperta di enormi grotte, scavate tra le rocce del Grand Canyon, in America. Il ritrovamento, del tutto casuale, era opera di un certo G. E. Kinkaid. L’archeologo S. A. Jordan dello Smithsonian Institute di Washington venne incaricato di compiere ricerche sul posto. Da allora sono state davvero poche le notizie trapelate, ma sembrerebbe proprio che siano venuti alla luce anche alcuni reperti di manifattura egizia! Le gallerie sembrerebbero molto profonde. S. A. Jordan scese per  ben 450 metri solo nel primo chilometro percorso, e al termine di questo passaggio si ritrovò all’interno di una sala più ampia, dalla quale si dipartivano numerose altre gallerie. Nel corso del Novecento sono state scoperte centinaia di sale, nonché manufatti di indubbia origine orientale che mai ci si sarebbe aspettati di ritrovare in America.

Egizi e Orientali giunsero forse in questa grotta attraverso questi tunnel sotterranei? Non possiamo saperlo, ma queste informazioni darebbero nuovamente conferma delle teorie espresse fin’ora su Agharti e il mondo sotterraneo.

 

di Diego Marin, Erik Schievenin e Ivan Minella