Monte Ararat

Il Grande Ararat: : finalmente ritrovata l’arca di Noè?



Negli ultimi anni sono stati fatti numerosi annunci di ritrovamenti dell’Arca di Noè sul Grande Ararat, in Turchia; purtroppo molti di questi si sono rivelati facili sensazionalismi che non hanno portato a nulla, neppure con i mezzi del National Geographic e di altre istituzioni prestigiose che si sono recati sul posto ma con risultati non definitivi.




Il Grande e il Piccolo Ararat

 

La regione composta da due montagne, Grande Ararat e Piccolo Ararat, è un’area calda, militarmente sempre in allerta e pericolosa, oggetto di contesa da parte di Iran, Armenia e Turchia, una parte della nazione turca in cui è veramente pericoloso aggirarsi in quanto bande di separatisti curdi, predoni e soldati pronti a sparare non permettono una tranquilla visita della zona.

Tutto ciò rende estremamente rischiosa l’ascensione al Ghiacciaio Parrot, a oltre 4.000 mt di quota dove qualcosa di misterioso è effettivamente stato scoperto.

Le testimonianze storiche confermano l’esistenza di una struttura sul Grande Ararat

 

Da Beroso, a Epifanio, da Giuseppe Flavio a Marco Polo, storici e viaggiatori del passato hanno confermato l’esistenza di una nave di grandi dimensioni, sul Grande Ararat e hanno descritto l’uso delle popolazioni della zona di salire e reperire pezzi di legno bituminoso per farne amuleti protettivi e reliquie.

Molti ricercatori, come l’ingegnere italiano Angelo Palego che ha aperto la strada a ricerche più scientifiche e accurate, sono convinti dell’ubicazione dell’Arca di Noè sul ghiacciaio Parrot e i suoi studi hanno definito chiaramente l’area in cui una vera e propia anomalia sembra essere presente.

Fino al 2002 tutto ciò che era stato trovato, a parte le interessanti ricerche di Palego, erano pezzi di travi di legno con tracce di bitume, nelle precedenti esplorazioni di Ferdinand Navarra (1955) e del gruppo SEARH (1969). Le recenti spedizioni, cinesi, americane e di altri paesi hanno offerto risultati controversi, con affermazioni in alcuni casi fuorvianti e comunque senza riportare elementi o dati precisi in grado di provare definitivamente il ritrovamento.

Un incontro emozionante

 

Quello che trovate allegato è il più straordinario documento che l’umanità abbia sull’Arca di Noè. E’ un video girato dalla guida alpina Claudio Schranz nel 2002 sul Grande Ararat, a circa 4.200 mt, sul ghiacciaio Parrot. I membri della spedizione, organizzata dai curatori del sito www.noahsark.it, si erano dovuti fermare qualche centinaio di metri prima per l’impraticabilità della zona, ma l’alpinista decise di proseguire fin dove gli fosse stato possibile, correndo un rischio non indifferente. Giunto in prossimità di un crepaccio che gli impediva di proseguire alzò lo sguardo, e quello che vide rimase impresso nei suoi ricordi come uno dei momenti più emozionanti della sua vita.

Si trovava di fronte a una serie di travi che fuoriuscivano dal ghiaccio, nel punto in cui si supponeva trovarsi uno dei due tronconi in cui l’Arca sembra essersi spezzata.

Nel respiro affannoso di Schranz vi è tutta l’emozione del momento:

l’aria rarefatta dona un fascino ancora maggiore a questo documento, certamente uno dei più straordinari ritrovamenti del nostro secolo.

Di fronte a questo video la platea degli intervenuti alle presentazioni del romanzo L’Ombra del Diluvio rimane sempre ammutolita; si tratta del più straordinario documento in nostro possesso che attesta la presenza di una struttura costituita da grossi travi di legno molto antiche poco lontano dal punto indicato dalla Bibbia come approdo dell’Arca di Noè.

Ma è davvero L’Arca di Noè? Se non lo è che cosa può essere? Chi può aver portato in alta quota travi tanto grandi e perché? La struttura è spezzata in due parti e quella trovata da Schranz è rimasta da secoli nel ghiaccio nella stessa posizione poiché è bloccata da uno sperone di roccia che la tiene saldamente ferma al suo posto; non si è spostata a causa dei movimenti del ghiacciaio, né a causa dei forti terremoti che hanno interessato l’area in più secoli.




L’Ombra del Diluvio

 

Una successiva spedizione nel 2010 da parte dell’alpinista e dei suoi collaboratori ha portato alla luce vari pezzi di legno provenienti dalle stesse travi. La datazione sembra corrispondere a quella degli eventi disastrosi descritta dalla Bibbia, nel III millennio a. C.

Se volete una risposta chiara, precisa a queste domande, supportata dalle prove e dalle testimonianze di chi ha visto questa struttura e con la consulenza degli uomini coinvolti nell’impresa, e se desiderate avere altre utili informazioni e volete sapere cosa si cela al suo interno, troverete le risposte nel mystery-thriller L’Ombra del Diluvio (Libro Primo – Pierluigi Tombetti, Eremon Edizioni) in tutte le librerie, completamente basato su dati e prove scientifiche e storiche.

La seconda parte del romanzo, il termine della storia, sarà in vendita tra non molto. Il Libro Secondo è, se possibile, ancora più adrenalinico e dinamico, tra drammi dei protagonisti, disastri ambientali e misteri del passato. Esso conclude questa storia di ampio respiro che tocca tematiche di insolita profondità, dalla frontiera della vita e della morte alla misteriosa energia che la fisica quantistica ha teorizzato (dark energy) e di cui gli astrofisici hanno avuto conferma nel 1998) e che coinvolge l’energia vitale di ogni essere umano, e altri tra i più straordinari enigmi del passato e del presente..
E naturalmente, l’Arca di Noè.

 

di Pierluigi Tombetti