Anunnaki e Nibiru

Nibiru e gli Anunnaki. Il settimo pianeta



Nei libri del Dr. Sitchin, che trattano le sue traduzioni dei testi in carattere sumerico e babilonese, si nota una sua crescente perplessità, man mano che incontrava continui riferimenti alle piramidi di Giza, che gli Anunnaki avrebbero costruito per orientarsi – dallo spazio – e poter raggiungere lo “spazioporto” del Sinai. Indubbiamente il famoso orientalista si stupì e si incuriosì molto per quanto stava emergendo dagli scritti sumerici. Questi descrivevano con precisione luoghi, costruzioni, veicoli ed azioni… degli dèi. E lo facevano con una sconcertante dovizia di particolari, di date, e di nomi. Mancavano le coordinate geografiche… ma in compenso c’erano altre esaurienti indicazioni alternative.




Una base nel Sinai

 

Essi si riferivano al nostro pianeta come al settimo del sistema solare, come se durante un viaggio spaziale vedessero per primo Plutone, per secondo Nettuno, per terzo Urano… e così via, contandoli uno dopo l’altro, fino ad arrivare alla Terra che, in questo modo, era proprio il settimo! Ad una prima venuta ne seguirono molte altre. Inizialmente, quelli inviati sul nostro pianeta per stabilirvisi, dovevano mantenere stretti contatti con una stazione “in cielo”, dove altri avevano il compito di vigilare quanto avveniva “a terra”. Avevano stabilito una “base” nella zona del Sinai, dove erano atterrati la prima volta, un’altra più ad nord-est di questa, ed un’altra verso ovest.

Coloro che dal Cielo sono scesi sulla Terra

 

L’autore di queste fonti, parla dettagliatamente dei visitatori (chiamandoli Anunnaki, termine che tradotto letteralmente significa “Coloro che dal Cielo sono scesi sulla Terra”), e del loro pianeta di provenienza.

Dunque, senza ombra di dubbio, si trattava di astronauti. Ogni informazione circa l’arrivo e l’insediamento di questi visitatori, proviene dalle tavolette in argilla ritrovate. Potrebbero sembrare storie fantastiche, e forse lo sono. Questo farebbe comodo alla scienza ufficiale ed anche alla Chiesa. Forse si tratta di favole a carattere religioso. La grande competenza dimostrata in tutte le materie, tra cui anche la letteratura, possono presupporre perfino l’esistenza di un poema epico sul tipo dell’Iliade dei Greci…

Forse anche i Sumeri avevano avuto un loro “Omero”. Rimane però da meditare sulle conoscenze sumeriche confrontate alle nostre e al fatto, almeno qui siamo tutti d’accordo, che i Sumeri “inventarono” la scrittura (nel senso che le testimonianze più antiche al mondo – finora rinvenute – di scrittura, sono sumere). E che questi “libri” sono state scritti in un passato così remoto, che corrisponde al periodo epocale di quando l’uomo era appena uscito dall’Età della Pietra…

Questo mi fa pensare all’era atlantidea, al disastro cosmico, allo Djed, alle Piramidi di Giza, alla Sfinge

Certo, è vero che non esistono “prove” tangibili (oltre alle fonti sumeriche tradotte dal Dr. Sitchin, e ai molti libri da lui pubblicati al riguardo), sull’esistenza del fantomatico pianeta in orbita tra Nettuno e Plutone.
O per meglio dire, le scoperte che proverebbero la sua esistenza sono TOP SECRET.

Un “iter cronologico”

 

Lo scienziato statunitense Percival Lowell, morto nel 1916, fu il primo ad essere stato certo dell’esistenza (passata o presente) d’acqua su Marte (la cui presenza ha lasciato inequivocabili cicatrici sul suolo marziano recentemente riscontrate). Fu inoltre, un accanito sostenitore dell’esistenza di questo pianeta, e per tutta la vita scrutò lo spazio nel tentativo di dimostrarlo.

Nel 1978, nell’Osservatorio Navale di Washington, alcuni astronomi che stavano osservando lo spazio più esterno del nostro Sistema Solare, si accorsero che Plutone aveva un diametro nettamente inferiore rispetto a quanto si supponesse; a seguito di questa scoperta, ipotizzarono la presenza di un altro pianeta, in orbita oltre Plutone, che avrebbe potuto giustificare l’instabilità orbitale di Urano e di Nettuno, che fino a quel momento era stata sempre imputata a Plutone, presumendo che quest’ultimo pianeta fosse di grandi dimensioni.

Nel 1981 l’astronomo Thomas Van Flanders ipotizzò l’esistenza di un decimo pianeta. Nel 1982 la NASA rese pubblica la scoperta di un 12° componente del nostro Sistema Solare, e la conseguente decisione di posizionare le due navette spaziali Pioneer – in viaggio verso lo spazio oltre Saturno – in modo tale da stabilirne la natura e la dimensione.




Eliminiamo i pregiudizi

 

Effettivamente, a pensarci bene, con un’orbita così allungata e necessitando di tempi così lunghi per apparire ai telescopi, sembra altamente improbabile poter osservare Nibiru, cioè il Pianeta X (vista anche la breve durata, al confronto, del nostro ciclo vitale). Specialmente, poi, se la NASA siglasse con un bel TOP SECRET le nuove importanti scoperte (come anni fa, dopo aver ufficializzato la scoperta di un nuovo componente del sistema solare)…

E liberiamoci – almeno per qualche minuto – dai soliti preconcetti, dimenticandoci della NASA. Ed ascoltiamo (anzi, leggiamo!) che cosa ci hanno voluto dire questi nostri predecessori, che evidentemente (!) non conoscevano la carta e nemmeno i rotoli di papiro…

perché altrimenti non avrebbero fatto tutta quella fatica a preparare le tavolette con l’argilla, sagomarle e scriverle (anzi, inciderle!) finché era ancora umida e molle, per doverle infine cuocere in forni a legna (magari gli stessi forni usati anche per i mattoni, per la ceramica e per il bel vasellame modellato a tornio).

Nel 1983, finalmente, ci fu un annuncio strepitoso e due articoli pubblicati sul Washington Post da parte degli astronomi del Jet Propulsion Laboratory della California: il satellite per osservazioni all’infrarosso IRAS aveva individuato, oltre Plutone (verso la Costellazione di Orione), un “misterioso corpo celeste”, della grandezza di Giove, in “movimento verso la Terra”. Per quanto riguarda le presunte foto scattate dall’IRAS al Pianeta X, la NASA, che aveva patrocinato il progetto, lasciò ognuno con i suoi legittimi dubbi, né tentò di sforzarsi per dissiparli…

Il decimo pianeta

 

Il 13 Luglio 1987, il settimanale americano Newsweek pubblicò un articolo sulla conferenza stampa tenuta dalla NASA, in cui veniva ammessa l’ipotesi di un decimo pianeta nel Sistema Solare, con orbita molto eccentrica.

Nel Novembre 1994, dalla NASA trapelò la notizia dell’avvenuta scoperta del decimo pianeta. Nel 1997 Padre Malachia Martin rilasciò un’intervista all’emittente radiofonica statunitense Art Bell, nella quale rivelava che il potente telescopio costruito in cima a Mount Graham, in Arizona, era proprietà del Vaticano (esentato dalle leggi federali sull’ambiente, che mai avrebbero acconsentito alla costruzione). Padre Martin disse che il Vaticano… stava monitorando l’arrivo del Pianeta X, previsto entro 5-6 anni”.

Di recente, pare che l’Osservatorio Nazionale di Radioastronomia stia rilevando “frequenze radio” dal Pianeta X. Qualcuno si potrebbe stupire del fenomeno, generalmente legato alle stelle e non ai pianeti. E potrebbe magari anche sospetta che un gruppo di specialisti stia lavorando giorno e notte per decodificare questi messaggi! Sarebbe stato molto più semplice scrivere, come facciamo noi, usando il computer, su CD o sui libri, o anche su semplicissimi quaderni… o almeno come facevano gli Egizi, sui papiri… Per fortuna i Sumeri non conoscevano queste “modernità”, perché altrimenti NULLA sarebbe arrivato fino a noi!

La storia degli Anunnaki raccontata dai Sumeri

 

Nel pianeta Nibiru vive una razza molto evoluta di “dèi”, che si sposta nello spazio a bordo di astronavi e razzi, in cerca di enormi quantità d’oro, di cui si devono approvvigionare incessantemente (forse anche adesso) per garantire la sopravvivenza degli abitanti del loro pianeta. Allorché questi esseri divini vennero sulla Terra, furono chiamati Anunnaki (letteralmente: coloro che dal cielo sono venuti sulla Terra), e si stabilirono inizialmente in una valle fertile che chiamarono E. Din (letteralmente: casa dei puri), vicino alle montagne dove erano atterrati.

Gli Annunaki

 

Da qui si spostarono alle foci del fiume Eufrate, dove fondarono quella che viene considerata la città sacra dei Sumeri, Eridu (letteralmente: casa costruita lontano).

Furono allestite due “unità” anunnake: una in cielo, con 300 di loro al comando di Anu, ed una a terra, con altri 600 agli ordini di Nergal. Gli Anunnaki erano organizzati democraticamente, ed Anu – che era il capo assoluto – aveva delegato ad un consiglio tutte le decisioni da prendere. Dunque, continuando la narrazione, atterrarono la prima volta sul nostro pianeta in cinquanta (poi presero a venire con regolarità, sempre a gruppi di cinquanta), guidati da Enlil, il signore della coltivazione e del comando, e da sua moglie Ninlil. Dopo aver sviluppato l’agricoltura nell’Edin, decisero, insieme ad Enki, dio della sapienza e Signore di tutto ciò che sta sotto, di popolare la terra di uomini. Capiremo il perché nelle prossime righe.

L’uomo viene creato plasmando argilla e acqua. Venne chiamato Adama (letteralmente: venuto dalla terra) e si trattò del primo Lulu (letteralmente: il misto), ovvero un ibrido, nato dall’incrocio degli Anunnaki con le femmine degli ominidi presenti nell’Africa orientale. Nel frattempo, il sistema “chimico” per estrarre l’oro dal fondale marino non dava i risultati previsti, e costrinse gli Anunnaki a ricorrere all’estrazione dalle miniere, ovvero la stessa che si usa ancora da noi oggi. Questa, però, richiedeva tempi più lunghi ed era molto faticosa. Soprattutto necessitava di un numero imprevisto ed elevatissimo di individui. Un vero contingente di manovalanza.

I Sumeri

 

I Sumeri affermano infatti che “l’uomo nacque come schiavo degli dèi”. Per questo gli dèi ebbero l’idea di far lavorare i “lulu” nelle miniere – come schiavi – al posto loro. Ci vollero molti esperimenti e tentativi prima che i lulu ottenuti attraverso la manipolazione genetica “riuscissero bene”. E soprattutto aumentassero di numero, visto che dovevano crescere e nel frattempo esserne “creati” quanti più possibile in laboratorio.

Il processo era complesso. L’ibridazione doveva essere ottenuta in vitro, previo prelievo di seme anunnako. In seguito purificato e impiantato in un ovulo di femmina terrestre (reimpiantato in una anunnaka, che fungeva da incubatrice).

Esattamente come la moderna scienza di ingegneria genetica ha iniziato a fare oggi attraverso quella sofisticatissima serie di tecniche di manipolazione e di impianti embrionali tanto esecrate dal Clero e dall’Etica.

Alcune femmine anunnake furono scelte per la creazione dei lulu amelu (letteralmente: lavoratore misto), dopo il periodo di gestazione necessario. Trascorsero migliaia di anni terrestri durante il quale furono creati un numero elevato di ibridi, maschi e femmine. Questi apparivano con una particolare capigliatura nera e furono messi a lavorare appena cresciuti. Vivevano nudi mangiando frutta, brucando l’erba e bevendo l’acqua dei fossati.

I lulu amelu

 

Ci sono molte raffigurazioni sui cilindri, e molte scritte sulle tavolette in argilla cotta, dove si apprende che furono impiegati anche nei campi e per costruire dighe; un po’ alla volta i “lulu amelu” furono usati per tutti i lavori faticosi, infatti erano chiamati “quelli del piccone”. In un dato momento, gli Anunnaki arrivarono perfino a combattere tra di loro per contenderseli. Usarono armi la cui descrizione fa pensare a qualcosa di molto “moderno”. Comunque sia, alla fine Enki, all’insaputa di Enlil, e con l’ausilio della sorellastra (che era a capo dell’equipe medica), decise di dare ai lulu la conoscenza (sessuale) che avrebbe permesso a questi esseri ibridi di poter generare, accoppiandosi direttamente tra di loro.

Il DNA Annunako

 

Ma quando Enlil (che aveva vietato assolutamente tale conoscenza) lo scoprì, si infuriò e li scacciò dall’E.Din. Da quel momento essi si sparsero in tutto il mondo… continuando ad evolversi e a moltiplicarsi.

Gli Anunnaki, che prima erano gli unici esseri intelligenti sulla Terra, da quel momento non lo furono più. Condivisero, però, il nostro pianeta con gli Adapa, termine con il quale essi stessi identificavano i “terrestri creati”. Nel frattempo, molti Anunnaki si accorgevano che le femmine degli “adapa” erano attraenti. Iniziarono, così, ad accoppiarsi con loro sempre più spesso. Alla fine queste cominciarono a partorire dei figli, alcuni dei quali si accoppiarono in seguito tra di loro. Cominciarono a nascere individui con diverse percentuali di DNA anunnako. Alcuni crescevano di grande statura, rispetto alle madri, e molto rapidamente. Molti Anunnaki vollero unirsi in matrimonio con le femmine terrestri alte (titaniche) che erano molto belle. Alcuni loro figli maschi, per la loro intelligenza, diventarono RE. Questi matrimoni generavano un numero sempre maggiore di uomini e di donne che avevano mantenuto, per due terzi, i geni anunnaki

Il diluvio

 

L’umanità aumentava rapidamente, perché sembrava che gli astronauti, i loro figli terrestri, e gli individui nati dai loro successivi accoppiamenti, fossero tutti coinvolti in una frenesia sessuale e lussuriosa. Questo fatto era il risultato inevitabile della disobbedienza degli Anunnaki all’ordine preciso di Enlil. Enlil si adirò talmente, da decidere di provocare un “diluvio universale”, che avrebbe messo fine alle creature che aveva creato, e che si erano corrotte procurandogli solo guai. Ma quando gli Anunnaki si ribellarono per protestare contro il suo piano terribile, questo venne scoperto da Enki, che ne fu sconvolto e pensò ad un modo per evitare la fine della vita sulla Terra. Enki decise di avvertire Ziusudra, un re molto saggio e giusto.

Questo si salverà con la sua famiglia, salvando così anche il genere umano. Seguendo le istruzioni di Enki, costruì un’imbarcazione che poteva andare anche sott’acqua senza affondare, e con questa scampò al disastro causato dalla collera di Enlil. Dopo il diluvio, quando le acque si ritirarono, l’arca si fermò sul Monte Nisir (Monte della Salvezza – l’Ararat), dal quale la famiglia di Ziusudra poté ridiscendere.
Enlil fu processato ed esiliato agli inferi, accompagnato da creature infernali. La ribellione avrebbe avuto luogo verso il 282.000 a.C. (dopo 40 rivoluzioni del pianeta Nibiru).

Gli dèi, che dall’alto dei loro rukub ilani (letteralmente: carri degli dèi), evidentemente in orbita intorno alla terra, avevano assistito al diluvio e alla distruzione delle creature terrestri che essi stessi avevano creato, continuarono comunque a monitorare l’evoluzione dei loro “figli” sopravvissuti, che rifornirono di semi e di animali.

Far parlare le pietre

 

Quanto appena raccontato in sintesi, che potrebbe sembrare la trama di un film di fantascienza, non è altro che il frutto della traduzione sensata delle tavolette sumeriche, di alcune epopee di culture mesopotamiche i cui racconti corrispondono; e dell’interpretazione di molti sigilli cilindrici e raffigurazioni, da cui è stato possibile mettere insieme fatti, luoghi e nomi. Anche molte date ed indicazioni astronomiche: tutto è esatto, anche se probabilmente – nel trarre le sue conclusioni – un grande orientalista come Sitchin avrà saputo ottimizzare il significato delle frasi (coniugando l’interpretazione logica della simbologia e la sua competenza) per fornire una versione non esclusivamente letterale. Individuando e riconoscendo spesso i Nefilim biblici, anche se avevano nomi diversi. Soprattutto la cosmogonia sarà servita a questo scopo. L’ottimo risultato conseguito è un ulteriore conferma che questo intelligente modo di decodificare gli antichi documenti, fornisce finalmente frasi sensate, e fa davvero “parlare le pietre”.

Non bisogna dimenticare infatti, che gli antichi autori non erano né i protagonisti, né i cronisti… ma solo i narratori!

Così come l’autore della Bibbia non è Dio, né Abramo (secondo la tradizione ebraica, i primi 5 libri furono scritti da Mosè, sotto dettatura o ispirazione divina). E che questi narratori dovevano raccontare episodi e descrivere oggetti o persone che spesso essi stessi NON CAPIVANO! È proprio in questo modo che ha avuto origine la mitologia in tutto il mondo!

La montagna di Dio

 

A proposito di Mosè: a quanto pare, quella zona del Sinai che viene chiamata Monte Mosè (perché, secondo la tradizione, si tratterebbe della montagna dove Mosè ricevette le Tavole della Legge), è stata un vero teatro di guerre anunnake, conclusesi con la completa distruzione dello spazio-porto. Le armi nucleari impiegate durante questi conflitti, lasciarono tracce inequivocabili – simili a cenere lavica – visibili solo adesso, grazie ai satelliti. Eppure sul Sinai non possono esserci MAI state eruzioni vulcaniche (…in assenza totale di vulcani)!

L’archeologo Emmanuel Anati, dopo aver fatto alcune stupefacenti scoperte in quella zona, pubblicò un articolo124 intitolato “La montagna di Dio”, nel quale riferiva la presenza sul Sinai di alcune piattaforme pavimentate del diametro di circa 10 metri l’una (essendo spesse 1 metro, risultano sopraelevate rispetto al suolo).

La “pavimentazione” è il risultato della fusione da calore delle pietre… Le foto in primo piano delle rocce fuse prese da un satellite e quelle di E. Anati, hanno confermato le affermazioni di Sitchin su questo argomento. E anche gli esperti hanno dovuto ammettere che le rocce nerissime fotografate sembrano effettivamente formazioni laviche… ma allo stesso tempo affermano che non esistono vulcani sul Sinai.

Cicli vitali

 

Sembra proprio, a questo punto, che i Sumeri siano stati i diretti discendenti degli Anunnaki. Da questi ereditarono l’Intelligenza e la “Conoscenza”. Questa però non era il frutto d’un albero proibito (l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male). Era un grado di conoscenza che portò l’uomo a commettere l’atto sessuale (il peccato…). Questo era finalizzato a poter generare, ovvero dar origine ad altri esseri. La sua intelligenza e la sua curiosità crebbero fino a fargli scoprire cose che non doveva sapere. Diventò troppo simile agli dèi.

L’uomo, tuttavia, non ereditò l’immortalità (forse solo apparente) dai loro creatori, ma solo un’iniziale longevità, che sarebbe diminuita con le generazioni future; la previsione era di “fissarsi” intorno ai 120 anni…

Gli Anunnaki – la cui attesa di vita (basata su un ciclo vitale diverso dal nostro, perché relativo all’anno di Nibiru) era (ed è) lunghissima per un terrestre, visto che un “sen” durava (e dura) 3.600 dei nostri anni – per gli esseri umani dovevano sembrare immortali, e quindi DEI.
Come dire che un uomo, rispetto ad una zanzara (che conclude tutto il suo ciclo vitale in un giorno) è immortale. Senza voler iniziare una disquisizione sulla relatività del tempo, è logico pensare che il tempo scorra in modo diverso, secondo i diversi ritmi biologici…

Con il passare dei millenni, gli uomini, che all’inizio vivevano “solo” centinaia di anni, vissero sempre di meno. Questo, fino a fissarsi – contrariamente alle previsioni – ad un’età media di 40/50 anni.

Gli stessi errori dei Nephilim?

 

Solo negli ultimi due secoli questa si sta nuovamente allungando, grazie ad una migliore alimentazione e ad una vita senza troppi pericoli. Bisogna però aggiungere, che quando all’uomo manca il cibo (come nel terzo mondo) o quando riesce da solo a degradarsi con l’uso di droghe, fumo o alcool, la vita può essere ancora molto breve. In compenso, con il progredire della medicina, della chirurgia e della biologia – e quindi la scomparsa di alcune malattie mortali – nuovi morbi stanno appestando il genere umano. Alcuni di questi sono provocati dal suo modo di vivere. Oggi l’uomo avvelena sé stesso, la terra, l’aria, l’acqua; anche i mezzi di trasporto sono strumenti di morte. Le guerre e le armi, che provocano la morte precoce oggi come ieri. Quelle ci sono sempre state, forse anche più di quanto riusciamo ad immaginare nel nostro peggior incubo…

Armi balistiche, missili, bombe, razzi… e ordigni nucleari! Stiamo dunque ripetendo gli errori dei Nefilim?

Impareremo mai a vivere in pace? Questo sarebbe terribile, perché ci porterebbe ad un’altra catastrofe.

 

di Daniela Bortoluzzi
tratto dal libro Alla ricerca dei Libri di Thot
Rivelazioni proibite e verità scomode. La chiave per decodificare il mistero della Genesi.

AUTORE: DANIELA BORTOLUZZI

PREFAZIONE: GIORGIO CERQUETTI

FORMATO: 15 X 21

PAGINE: 404

ISBN:  978-88-89713-69-3

Alla ricerca dei libri di Thot

 

Un cannocchiale puntato sull’nfinito con il quale l’autrice capta i segnali che l’Universo dei misteri, in ogni momento e in ogni luogo, lancia a chi intende raccoglierli, comprenderli e decodificarli. Un percorso di ricerca iniziato sulle tracce dei nostri predecessori, diventa un viaggio insolito e mistico, la cui meta e impossibile da raggiungere in una sola vita…

Dalla Grande Piramide alla Sfinge, da Atlantide a Nazca, da Osiride a Mose’… dagli OOParts ai Cerchi nel Grano, dal Graal ai Maestri Ascesi: questi e molti altri imbarazzanti “argomenti proibiti” formano un minimo comun denominatore in questo libro che merita di diventare un punto di riferimento per i lettori intelligenti e inquieti, quelli che si domandano: “chi sono… da dove vengo e verso dove vado?”.