Piana di Giza

I misteri dell’Altopiano di Giza o Piana di Giza



Abbiamo visto la correlazione tra la Piramide di Khufu e la volta celeste al tempo della presunta costruzione. Bauval riuscì a scoprire una relazione ancora più forte con le stelle, un piano che riguardava tutta la Piana di Giza.

Guardandole dall’alto, le tre piramidi (i cui lati sono quasi perfettamente allineati coi quattro punti cardinali terrestri) non sono allineate secondo una diagonale ben precisa ma la terza è leggermente spostata verso est. Questa anomalia ha incuriosito Bauval che è andato alla ricerca di una spiegazione nei testi che citano la sede della piana di Giza, ovvero l’antica necropoli Menfita estesa in un raggio di trentacinque chilometri.




Le tre piramidi di Giza

 

Poiché all’interno delle tre piramidi non vi sono iscrizioni che menzionino l’autore delle stesse o il motivo della loro esistenza, il lavoro non è stato semplice. Nei Testi delle Piramidi e nel successivo Libro dei Morti si afferma esplicitamente che per gli Egizi la rappresentazione del Duat sulla terra era la necropoli Menfita. Da qui l’idea di Bauval che le tre piramidi o addirittura tutto il complesso della Piana di Giza fosse un tentativo da parte degli Egizi di raffigurare la volta celeste sulla loro terra.

Il posizionamento delle tre Piramidi di Giza e il loro allineamento con il resto del complesso, suggerisce che gli antichi Egizi conoscessero, per studi diretti o per apprendimento da altri, il fenomeno della precessione degli equinozi.

La precessione è un movimento della Terra che fa cambiare in modo lento ma continuo la posizione del suo asse di rotazione rispetto alla sfera ideale delle stelle fisse. L’asse subisce una precessione, cioè una rotazione attorno alla verticale dell’orbita terrestre (simile a quella di una trottola), che completa nell’arco di 25.920 anni. In questo ciclo la posizione apparente delle stelle sulla sfera celeste cambia lentamente. Per effetto della precessione, ogni costellazione raggiunge un suo punto più basso ed un punto più alto di elevazione. Il tempo per raggiungere il picco più alto è di 12.960 anni, che equivale a mezzo ciclo precessionale. Altrettanto tempo necessita per raggiungere nuovamente il punto più basso.

La Cintura di Orione

 

Osserviamo ora il posizionamento delle tre piramidi della piana di Giza. Esse formano un angolo di quarantacinque gradi con il Nilo e con l’asse nord-sud. Questo, con la piramide occidentale (Micerino) leggermente spostata ad est rispetto la diagonale. Guardando verso sud, quest’asse si prolunga sul meridiano sud-celeste. Le stelle di Orione formano in cielo un angolo di quarantacinque gradi con la Via Lattea. E registrano lo stesso leggero spostamento per la stella occidentale. Ma l’angolo con il meridiano è variabile nelle epoche.

È noto che per gli Egizi il periodo più importante dell’anno era l’alba dell’equinozio di primavera, quando il giorno e la notte hanno la medesima durata. La domanda che Bauval si è posto è: in che epoca la Cintura di Orione nel cielo era copiata perfettamente sulla terra dalle piramidi, nel momento dell’alba equinoziale, con la Via Lattea ed il Nilo terrestre sulla stessa linea, paralleli all’asse nord-sud e al meridiano? Tornando indietro nel tempo grazie alla tecnologia, vediamo che questo momento c’è stato. L’ultima volta fu il 21 marzo dell’anno 10.500 a.C. La stessa data segnalata dal Kalasasaya in Perù e dal tempio di Mnajdra a Malta.

La Piramide Rossa

 

In questo momento, prima del sorgere del sole, la Costellazione di Orione si trovava nel punto più basso sull’orizzonte. Circa 9° 20’ di elevazione al passaggio sul meridiano. Questo suggerisce che non si tratti di una scelta casuale. Nella stessa data, appariva per la prima volta nel cielo egizio la stella Sirio, l’immagine celeste di Iside, il cui sorgere inaugurava in epoca dinastica le inondazioni fertilizzanti del Nilo.
A quanto pare, questo giorno rappresenta lo “Tep Zepi”, il “Primo Tempo”, il giorno della nascita.

Alcune prove

 

Ci sono altre due piramidi, aventi la notevole altezza di centocinque metri a Dashour (venti chilometri a sud di Giza). Furono costruite dal padre di Cheope, Snofru, note come “La Piramide Rossa” e “La Piramide Inclinata”.

Esse si aggiungono al disegno del cielo del 10.500 a.C. Rappresentano due stelle delle Iadi (nella mitologia le Iadi erano le figlie del pelasgo Atlante), la testa del toro alla sinistra di Orione. Quindici chilometri a nord, il quadro era completato da una torre che si innalzava nella città di Letopoli. La sua controparte nel cielo del 10.500 a.C. era la stella Sirio. Perché una torre?

Le piramidi rappresentano la regione del cielo meridionale nota come Duat in un periodo molto precedente alla data della loro costruzione e dell’allineamento dei cunicoli.

Consideriamo l’ipotesi per cui, dove ora sorgono le piramidi nella Piana di Giza, vi si ergessero un tempo delle torri. Del resto era usanza consolidata edificare nuovi monumenti in luoghi resi precedentemente sacri da costruzioni più antiche. Elenchiamo alcune prove a sostegno di questa teoria.




Plinio riferisce che la costruzione delle torri si deve ai Ciclopi, stirpe che abbiamo visto identificabile coi Pelasgi. Dionigi di Alicarnasso scrive che i Pelasgi, primi abitatori dell’Italia, vivevano in luoghi alti e fortificati, cinti di muro e fosso. Aggiunge che tali abitazioni erano note ai Greci come Tyrses e dai nativi Turses. Da essi derivò, quindi, la denominazione di Tyrreni o Tirseni. Il Giambullari nel Gello spiega che il nome Etruria traeva la sua origine dalla forma delle abitazioni dei primi popoli civili che abitarono l’Italia. Queste erano tutte Torri, da cui derivò l’appellativo di Eturria o Etursia. Il succitato scrittore mostra che il passaggio da Etursia ad Eturria e la trasposizione in Etruria non costituiscono un fenomeno nuovo.

La camera del re e la Piana di Giza

 

La r e la s si scambiano spesso l’un l’altra. Ad esempio in Valerius, Furius, Decor, Honor, che prima erano Valesius, Fusius, Decos, Honos. E ancora oggi chiamiamo torso ogni cosa che si innalza a mo’ di torre senza appoggi o legami all’intorno.

In Enoch, capitolo XXII, si legge: “E quindi io giunsi in un altro luogo ed egli mi mostrò, in occidente [della Siria] un’altra grande ed alta torre di dura roccia di granito. E vi erano in essa quattro cavità vuote, profonde, ampie e molto levigate: tre di esse erano buie e una luminosa e in essa vi era una vasca di acqua proprio nel mezzo. […] Queste cavità sono state create proprio per questo scopo, che gli spiriti delle anime dei morti vi si riuniscano all’interno, sì, affinché tutte le anime dei figli dell’uomo qui si raccolgano. […] ognuna è divisa dalle altre”. Se confrontiamo questo passo con una sezione della piramide di Cheope, notiamo come esso si possa riferire alla Camera del Re. Questa appare luminosa con una vasca nel mezzo, il presunto sarcofago e alle sovrastanti camere oscure cosiddette “di scarico”.

La festa della torre dei morti

 

Tutte queste stanze sono levigate e costruite con blocchi di granito dalle venti alle ottanta tonnellate. Ma il resto della struttura è di calcare, con blocchi dalle due alle quattro tonnellate. Trivellazioni eseguite sulle pareti della camera hanno mostrato l’esistenza di un’intercapedine di sabbia tra il granito ed il calcare. Ciò suggerisce che la piramide sia la copertura della torre dei morti.

Gli antichi Egizi celebravano la “festa della torre dei morti”, durante la quale si lanciavano invocazioni ai quattro confini della Terra, ai quattro punti cardinali che anticamente si chiamavano: Artus, Disi, Anatol e Mesembria. Era gridato a gran voce il nome di “ADAM”, formato dalle iniziali di quei termini. Subito dopo, un arciere sacro lanciava quattro frecce in direzione dei quattro punti cardinali.

Il simbolo del potere di Osiride, lo Zed, era una torre identica nella descrizione alla torre dei morti ed era utilizzato come geroglifico della parola “djed”, potere. Secondo la nostra ricostruzione, Osiride visse intorno al 10.500 a.C., il periodo in cui le Piramidi di Giza e di Dashour disegnavano esattamente sulla Terra la costellazione di Orione e le Iadi.

Lo Zed

 

Pur essendoci tale corrispondenza, nelle piramidi sono presenti dei canali che puntavano a stelle sacre durante la IV dinastia. Segno che almeno le coperture piramidali devono esser state costruite in questo periodo. Nelle rappresentazioni dello Zed, si vedono uscire dal di sotto delle camere e inclinati verso l’alto, lo scettro e la sferza, simboli di potere e dei due regni.

La sferza è più vicina alla verticale, cosi che sferza e scettro trovano una corrispondenza rispettivamente coi canali di aerazione sud e nord della Camera del Re della Piramide di Cheope. I canali escono in orizzontale dal granito della Camera del Re. Questi si inclinano nel calcare, così che la loro costruzione deve risalire alla costruzione dell’involucro, ovvero alla IV dinastia.

L’Arca dell’Alleanza

 

Su Enoch, capitolo LXXXIX, si legge ancora: “E una torre alta e grande fu costruita sulla casa per il Signore delle pecore. Quella casa era bassa mentre la torre era alta ed elevata e il Signore delle pecore abitava in quella torre ed essi gli facevano offerte d’ogni genere”. Nonostante questo passo si riferisca al tempio di Gerusalemme, notiamo una singolare coincidenza. Quando nella Bibbia si parla di una presenza fisica del Signore, ci si riferisce all’Arca dell’Alleanza. Quindi il passo riporta che l’Arca dell’Alleanza si trovava in una torre. Ma nel tempio di Salomone, a quanto pare, non vi era una torre degna di nota. Curiosamente, il cosiddetto sarcofago o la vasca nella Camera del Re si adatta perfettamente alle misure  dell’Arca.

Con questa nuova interpretazione, tutto assume un senso diverso, e l’allineamento delle tre piramidi non sembra propriamente una fatalità.
Gli Egizi non furono fieri dell’opera di copertura delle torri effettuata dai faraoni della IV dinastia.

La Piana di Giza: Cheope e Chefren

 

Così per 106 anni gli Egizi vissero in un periodo estremamente infelice e i loro templi rimasero chiusi. L’avversione che il popolo egiziano sente per Cheope e per Chefren è tale che non vogliono più nemmeno nominarli e quando devono definire le due grandi piramidi dicono: “Quelle sono le piramidi del pastore Filitide che nei tempi antichi faceva pascolare le sue greggi proprio in quei luoghi”.

Filitide è una corruzione di “Filisteo”, grecizzazione di Peleset. Vedremo come Filistei o Peleset fu il nome adottato da quei Pelasgi che giunsero a Canaan dopo la carestia che segnò l’Europa e il Medio Oriente alla fine del XIII secolo a.C., all’interno delle cosiddette “invasioni dei popoli del mare”. Qui, riferendosi a più di un millennio prima, il termine indica evidentemente i Pelasgi in senso lato. È possibile che qui la parola “pastore” abbia il senso figurato di guida con il gregge a rappresentarne il popolo.

 

di Daniela Bortoluzzi
tratto dal libro Alla ricerca dei Libri di Thot
Rivelazioni proibite e verità scomode. La chiave per decodificare il mistero della Genesi.

AUTORE: DANIELA BORTOLUZZI

PREFAZIONE: GIORGIO CERQUETTI

FORMATO: 15 X 21

PAGINE: 404

ISBN:  978-88-89713-69-3

Alla ricerca dei libri di Thot

 

Un cannocchiale puntato sull’nfinito con il quale l’autrice capta i segnali che l’Universo dei misteri, in ogni momento e in ogni luogo, lancia a chi intende raccoglierli, comprenderli e decodificarli. Un percorso di ricerca iniziato sulle tracce dei nostri predecessori, diventa un viaggio insolito e mistico, la cui meta e impossibile da raggiungere in una sola vita…

Dalla Grande Piramide alla Sfinge, da Atlantide a Nazca, da Osiride a Mose’… dagli OOParts ai Cerchi nel Grano, dal Graal ai Maestri Ascesi: questi e molti altri imbarazzanti “argomenti proibiti” formano un minimo comun denominatore in questo libro che merita di diventare un punto di riferimento per i lettori intelligenti e inquieti, quelli che si domandano: “chi sono… da dove vengo e verso dove vado?”.