Calendario Maya

Il calendario Maya e la profezia del 2012



I Maya furono bravissimi astronomi. Riuscirono a calcolare un calendario più preciso del nostro; esso è doppio: splendido risultato dell’unione di un calendario di 360 giorni più 5 (nefasti), chiamato “Haab”, e uno di 260 giorni, chiamato “Tzolkin”. Attraverso l’unione di entrambi, i Maya furono capaci di prevedere eclissi di Sole e di Luna, il moto di Venere, il ciclo delle macchie solari (di circa 11 anni) e la durata di lunghe ere cicliche, la cui quarta terminerà proprio nel 2012, all’inizio della nostra età dell’Acquario.




I giorni del calendario Maya 

 

Ogni giorno dell’anno aveva un doppio nome, unione dei singoli nomi propri dei due calendari, in modo da riportare una combinazione nominale unica che si rinnovava ogni 52 giorni. Ogni individuo prendeva il doppio nome del giorno in cui era nato. La data di nascita condizionava il nome, la vita, la carriera di ogni individuo. Infatti, a seconda del giorno in cui venivano alla luce, gli antichi Maya venivano destinati a una specifica attività. Prendiamo in considerazione il calendario Haab. Basti pensare che il nostro calendario (Gregoriano) è formato da 365,2425 giorni, mentre quello Maya, da 365,2420 giorni, avvicinandosi maggiormente al calendario esatto astronomico, formato da 365,2422 giorni.

Il loro calendario era più preciso del nostro! Si tratta di un vero gioiello. È sorprendente come un popolo così antico sia stato capace di creare un calendario molto più vicino a quello astronomico rispetto a quello dei nostri giorni. – Calendario Gregoriano (il nostro) = 365, 2425 giorni; – Calendario Astronomico = 365, 2422 giorni; – Calendario Maya = 365, 2420 giorni; Quindi, è più preciso, rispetto al nostro, di 0,0001 giorni! Come facessero a essere così precisi, non si sa.
Il giorno era chiamato KIN;
20 kin = 1 uinal (mese); 18 uinal = 1 tun (anno del calendario Haab); 20 tun = 1 katun (7200 giorni); 20 katun = 1 baktun (144000 giorni).

Archeoastronomia

 

Per gli antichi, l’astronomia era una scienza fondamentale. Essi seguivano i movimenti degli astri nel cielo così come noi oggi sfogliamo il nostro calendario. Avere tali punti di riferimento stagionali era molto utile per decidere quando seminare, quando raccogliere, mietere e celebrare certi riti. L’agricoltura era fondamentale nell’antichità, così come lo sarà ancora fino all’età moderna; ancora oggi, riveste una certa importanza. Inoltre, era fondamentale rispettare gli dèi, svolgendo rituali legati al movimento degli astri, in particolar modo del Sole e della Luna.

Non solo in Inghilterra, ma anche in Mesopotamia si adorava la dea della Luna (Sin) e, come avveniva in Egitto, il disco solare (Aton). Tale simbolo ricorre spesso in diverse culture del mondo antico. Ancora oggi il Sol Levante è l’emblema del Giappone. Tuttavia, il nome delle divinità cambia da tempo a tempo e da luogo a luogo. Dovunque siano state trovate tracce degli antichi popoli mediorientali, è stato sempre rinvenuto, ben visibile, il simbolo del globo alato, sulla facciata di templi e palazzi, in incisioni rupestri, impresso su sigilli cilindrici, dipinto sulle pareti (…).




Adoravano questo simbolo tutti coloro che governarono Sumer e Akkad, Babilonia e Assiria, Elam e Urartu, Mari e Nuzi, Mitanni e Canaan. I re ittiti, i faraoni egizi, gli shar persiani: tutti proclamavano supremo sia il simbolo stesso sia ciò che esso rappresentava. E così fu per millenni Scrive questo Zecharia Sitchin all’interno de “Il pianeta degli dei”.

Egli identificò il disco solare Aton, il globo alato, con il pianeta Nibiru, il dodicesimo astro del nostro sistema solare, il quale si avvicinerebbe alla Terra ogni 3600 anni. Secondo Sitchin i nostri antenati conoscevano bene Nibiru, così come gli altri pianeti e l’astronomia in generale.

Akhenaton, Nibiru e il Calendario Maya

 

Amenophi IV, meglio conosciuto come Akhenaton, decimo so-vrano della XVIII dinastia, dovette venire a conoscenza di Nibiru, poiché a un certo punto del suo regno smise di adorare il dio Amon e tutti gli altri dèi egizi per venerare Aton, il disco solare. Il faraone aprì una parentesi monoteistica, tuttavia breve, dato che alla sua morte i suoi successori ripristinarono il precedente politeismo.

Quali furono le cause che portarono Akhenaton ad adorare Aton? Il faraone entrò forse in contatto con gli dèi abitanti di Nibiru? Se sottraiamo 2012 (fine del calendario Maya) a 3600 (periodo di rivoluzione attorno al Sole di Nibiru, secondo gli studi di Sitchin), otteniamo 1588. In effetti, il Nuovo Regno di cui Akhenaton fu uno dei faraoni più rilevanti ebbe proprio inizio nel XVI secolo a.C. Sarà un caso?

Durante il suo regno muta anche l’iconografia, e gli artisti iniziano a rappresentare il faraone e la sua famiglia in una maniera del tutto anomala: con corpi deformi e crani macrocefali. La dolicocefalia, come vedremo, era una pratica di deformazione cranica molto diffusa in passato, in diversi luoghi della Terra; ma non se ne conoscono le ragioni. Forse gli antichi popoli volevano rassomigliare ai loro dèi?

Quindi, troviamo in ogni angolo del globo siti antichi costruiti con il fine di rappresentare in terra costellazioni o formazioni planetarie.

Angkor Wat e il Calendario Maya

 

Abbiamo visto in Egitto le piramidi, le quali rappresenterebbero le tre stelle della costellazione d’Orione in terra. Più avanti prenderemo in considerazione Akakor, mitica città sotterranea dell’Amazzonia, costruita a somiglianza della costellazione di Schwerta, non ancora identificata, dalla quale sarebbero giunti gli dèi che portarono la civiltà alle popolazioni di quelle terre. Ricordiamo Angkor in Cambogia, dove troviamo una serie di palazzi, vie e piazze che assumono la conformazione della costellazione del Drago. Ricordiamo che la parola Angkor, in ieratico significa: “il dio Horus vive” (Ankh + Hor). Ciò proverebbe una certa relazione tra queste due civiltà tanto distanti tra loro oppure un’unica origine divina.

Per le popolazioni locali, quei templi avvolti dalla vegetazione non furono opera dell’uomo, bensì degli dèi, che scesero tra gli uomini per istruirli e civilizzarli. Furono questi dèi, secondo la tradizione Khmer, a insegnare agli uomini come costruire quei magnifici templi e statue.
Un particolare interessante è che tutte queste costellazioni, per via della teoria della precessione degli equinozi, non sono identificabili con le attuali, ma con quelle presenti nei cieli terrestri intorno al 10.500 a.C. Sarà un caso? Credo proprio di no…

 

di Giorgio Pastore
tratto dal libro Dèi del Cielo, Dèi della Terra
Alla ricerca del sapere perduto.

AUTORE: GIORGIO PASTORE

FORMATO: 16 X 23

PAGINE: 286

ISBN:  978-88-89713-07-5

Dèi del Cielo, dèi della Terra

 

Dèi del cielo, dèi della Terra è un viaggio alla scoperta di noi stessi, attraverso l’analisi di antichi miti e leggende, che ci raccontano di un mondo precedente il nostro, sepolto dalle sabbie del tempo. Come nacque la vita sulla Terra? Come nacque l’uomo? E, perché questi è così diverso da tutti gli altri esseri viventi di questo pianeta? Queste sono solo alcune delle domande alle quali in questo libro si cercherà di rispondere, risalendo a ritroso nel tempo, per giungere su Atlantide, il mitico continente sommerso in una sola notte, in un’era nella quale gli dèi parlavano ancora agli uomini. Queste stesse divinità, sopravvivono nel tempo, in tutte le tradizioni del mondo antico.

Muta il loro nome, ma non il loro volto. Sopravvivono negli antichi miti dei popoli, nei sabbiosi reperti archeologici, in meravigliose tracce che lo studioso moderno segue, nella speranza di scoprire la verità sull’uomo e sulla sua genesi. È nostro dovere conoscere chi siamo, indagare il passato alla ricerca delle nostre origini e delle risposte alle domande che pesano da millenni sull’odierna civiltà. L’umanità di oggi è il risultato di una lunga evoluzione che potrebbe trovare il suo inizio in un paradiso terrestre reale, divenuto un mito solamente in seguito…