Omphalos di Monte d’Accoddi

I misteri dell’Omphalos di Monte d’Accoddi

 

Il complesso prenuragico di Monte d’Accoddi (SS)




 

Monte D’Accoddi è una grande struttura troncopiramidale di m 36 x m 29, costruita su blocchi affiancati riempiti di materiale quale terra, pietra, albino, ed è considerata l’unico esempio di ziqqurat dell’intera Europa.
Il tempio è stato datato al 4500 a.C. (Neolitico Medio), quando vi erano insediamenti di capanne a pianta circolare di paglia e legno. Anticamente una rampa portava alla sommità dov’era situato il tempio vero e proprio, intonacato di rosso ocra, di cui purtroppo oggi resta solo il pavimento.




L’Omphalos o Pietra Rotonda

 

L’area sacra di Monte d’Accoddi è impreziosita da un menhir e da un altare sacrificale che per la forma ricorda un dolmen, caratterizzato dalla presenza di 7 fori che secondo Ercole Contu potrebbero essere stati utilizzati per legare vittime sacrificali, mentre al di sotto vi sarebbe un “inghiottitoio naturale” in uso per i culti della Madre Terra o il contatto con l’aldilà. Impossibile non essere rapiti dall’enigmatico omphalos o pietra rotonda. Questa pietra dalla forma sferoidale, alta 0,90 cm e di 4,83 m di circonferenza, è assai misteriosa se si pensa che in lingua greca il suo nome significa ‘ombelico’ e che la sua reale funzione non è ancora stata identificata.

Come Omphalos conosciamo a Delfi il noto ‘ombelico del Mondo’ per la presenza dell’oracolo, ma non sappiamo quanto possano essere correlati, anche perché questo genere di pietre sono diffuse in tutto il mondo e si trovano sempre nei pressi di luoghi sacri.

Si pensa che così lavorata potesse simboleggiare l’unione del divino con l’umano, dove la realtà del mondo (pietra) era toccata da quella del divino (sfera). Un masso tanto lavorato che indicava la “purificazione” dalle impurità e dalle irregolarità appartenenti alla pietra grezza, poteva anche essere un antichissimo simbolo relativo al concetto del miglioramento dello spirito umano e di perfezionamento dell’anima, bisognosa di una rettifica prima di poter avere un contatto più stretto con il Divino.

Concetti troppo complessi per i popoli primitivi? Se restiamo sorpresi dai nostri antenati per le titaniche costruzioni o la creazione di oggetti minuziosamente perfetti, possiamo ritrovarci a vivere queste stesse emozioni studiando altri reperti contenenti messaggi ben più filosofici.

 

di Isabella dalla Vecchia
tratto dal libro Oggetti, misteriosi, inspiegabili e magici in Italia

Dall’orologio a moto perpetuo di Zamboni al computer di pietra di Matelica, dal martello dell’Agabbadora al baroscopio in grado di prevedere i terremoti. “Oggetti, cose senza anima” ma è davvero così? Non proprio. Perché quando essi parlano sanno raccontare storie incredibili, vicende della nostra storia che avremmo altrimenti dimenticato.

Questo libro raccoglie una serie di antichi oggetti rintracciabili in ogni angolo della penisola italiana, vanto della nostra cultura, replicati e diffusi da scienziati e artisti di tutto il mondo. Il Disco di Festo viene studiato in ogni angolo del nostro pianeta? È una probabile copia del nostro Disco di Magliano. La ghigliottina? È un’idea di Guillotin dopo aver visto quella di Caravaggio. Le vicende di Re Artù? Sono state narrate per la prima volta in Italia. Questo è solo un assaggio delle decine di oggetti insoliti e magici descritti in questo libro. Oggetti misteriosi e inspiegabili, eterna eredità di un passato ancora in gran parte ignoto.

AUTORE: ISABELLA DALLA VECCHIA

PREFAZIONE: SABRINA PIERAGOSTINI

FORMATO: 15 X 21

PAGINE: 151 (con inserto a colori)

ISBN:  978-88-89713-45-7