RE ARTU', LA STORIA, LA LEGGENDA...
a cura di
GIANFRANCO ZAMPETTI
… e che Dio, e tutti gli esseri di luce
possano ascoltarmi ed essere accanto a me
e a tutte le persone che mi sono vicine
e a quelle che continuano ad amare,
malgrado tutto e malgrado molti…
E che questi molti, che non saranno mai tutti…
vivano nel timore che la spada benedetta di Excalibur…
Possa colpirli, in questa come nell’altra vita…
che non sarà un’altra beffa…
Ed i conti saranno chiusi…
La Regina Ginevra
Artù storico
Re Artù è la figura centrale nelle leggende arturiane. Viene ritenuto il figlio di Uther Pendragon e Ingraine della Cornovaglia.
Artù è un personaggio mitico affine alle mitiche storie celtiche al pari di Culhwch e Olwen.
Nelle prime cronache latine viene rappresentato come un capo militare, il “Dux Bellorum”. Negli ultimi romanzi cavallereschi, invece, viene considerato un Re e un Imperatore.
Rimane tutt’oggi acceso il dibattito sulla questione se
Re Artù fosse o meno una reale figura storica. Tale dibattito iniziò dal Rinascimento quando la dimensione storica di Artù fu strenuamente difesa, in special modo dalla dinastia dei Tudor, che legarono la loro discendenza a quella di Artù. La scuola moderna, in generale, sostiene la teoria per la quale ci furono persone realmente esiste mescolate nelle leggende anche se non è certo si riferiscano ad un re con il suo seguito di cavalieri.
Se esiste una base storica di tali attributi, è chiaro che egli dovrebbe aver acquistato la fama di cavaliere combattendo contro gli invasori germanici nel tardo V secolo e nei primi anni del VI secolo. Fin quando non si troveranno delle prove storiche concrete il dibattito è destinato a durare. Comunque, non possiamo dimenticare l’influenza che
Re Artù ha avuto sulla letteratura, l’arte, la musica e la società dal medioevo fino ai giorni nostri. Nonostante ci sono stati moltissimi romanzi storici che collocano Artù nel VI secolo, è la figura leggendaria del medioevo che ha maggiormente catturato la nostra immaginazione.
Artù leggendario
Il nome
Artù potrebbe essere origianrio del termine “Artorius”, un nome della gens romana ma, secondo altri studiosi è verosimile una sua origine celtica la quale deriverebbe da “artos viros”.
Un profilo della vita dell’eroe è descritto da Geoffrey di Monmouth (XII secolo) nella sua “Historia Regum Brittaniae” – la Storia del Re di Britannia. Gran parte delle sua vita è un’invenzione di Geoffrey e una buona parte proviene da materiale tradizionale di incerta origine. Egli ci racconta che Re Artù era figlio di Uther e sconfisse i barbari in una dozzina di battaglie.

Successivamente conquistò gran parte dell’impero e alla fine andò in guerra con i Romani. Ritornò a casa scoprendo che suo nipote Mordred incitò alla somossa la popolazione e rapì Ginevra, la regina. Dopo lo sbarco, ebbe luogo la sua battaglia finale.
La saga si sviluppò durante tutti i secoli e le tradizioni celtiche di Artù giunsero nel continente attraverso la Bretagna. “Le Morte D’
Artù” di Malory potrebbe essere considerata la storia originale di Artù. Egli, secondo Malory, fu concepito quando Uther, una volta conosciuta Ingraine, fu sottoposto ad un incantesimo da Merlino, così da assomigliare a suo marito. Il bambino Artù fu consegnato a Ector per essere cresciuto in segreto. Dopo la morte di Uther non ci fu nessun regnante a governare l’Inghilterra. Merlino, così, conficcò una spada in una roccia dicendo che chiunque l’avesse estratta, sarebbe diventato il Re. Artù diventato grande riuscì a sfilare la spada e fu così incoronato dallo stesso Merlino. Questo provocò una ribellione da parte degli undici governatori che
Artù depose immediatamente. Successivamente sposò Ginevra il cui padre diede ad Artù La Tavola Rotonda come dote e divenne il luogo dove i suoi cavalieri potevano riunirsi evitando così dispute su chi dovevesse governare poichè la Tavola Rotonda metteva tutti sullo stesso piano. Da questo momento seguì un regno fatto di splendore e magnificenza; la corte di Artù divenne il centro focale dove nacquero molti eroi. Nella guerra contro i Romani, Artù sconfisse l’Imperatore Lucio e lui stesso divenne imperatore. Comunque, il suo più illustre cavaliere, Lancelot, si innamorò di Ginevra, ma la loro relazione segreta venne alla luce e la ricerca del Santo Graal incominciò.
Così Lancelot fuggì mentre Ginevra fu condannata a morte. In seguito Lancelot la liberò e la portò nel suo regno. Ciò spinse
Artù ad attraversare lo Stretto per combattere il suo ex prediletto cavaliere. Mentre stava andando via dalla Britannia, Artù lasciò la carica di regnante a Mordred. Però Mordred si ribellò e Artù fu costretto a ritornare indietro per sopprimere qualsiasi ambizione di predominio. Questo episodio portò all’ultima battaglia di
Artù sul Salisbury Plain dove uccise Mordred ma lui stesso rimase gravemente ferito. Fu poi trasportato su una barca dove, come si disse al tempo, si stava dirigendo verso la Valle di Avalon. Alcuni dicono che non morì mai e che un giorno potrebbe ritornare. Comunque la sua tomba fu presumibilmente scoperta a Glastonbury durante il regno di Enrico II (1154-1189).
Varianti della leggenda
Le origini di
Re Artù di Britannia si perdono nelle leggende e, in una di queste, sembra fosse figlio di re Uther Pendragon e Igerna, ma appena nato fu affidato al mago Merlino, che per Uther aveva costruito un castello nel quale mise la famosa Tavola Rotonda. Senza menzionarne le origini, Merlino lo affidò a sir Ettore che lo allevò assieme al proprio figlio sir Kay. Quando due anni dopo Uther morì, i nobili non sapendo chi nominare successore consultarono Merlino, che li riunì il giorno di Natale nella Chiesa di Santo Stefano a Londra. Dopo la messa, una grande roccia era apparsa nel cortile delle chiesa, nella quale era conficcata una spada, sulla cui elsa un’iscrizione diceva che sarebbe divenuto re chi la spada avrebbe estratto.

Ma nessuno ovviamente riuscì nell’impresa. Dice la leggenda che molti anni più tardi, sir Ettore, trovandosi a Londra con
Artù e Kay, e dovendo Kay partecipare al suo primo torneo si accorse di non avere con se la spada , così Artù si offrì di andarla a prendere a casa. Trovò però la strada chiusa e, passando per la chiesa di Santo Stefano, notò la spada conficcata nella roccia, che riuscì ad estrarre subito e senza alcuno sforzo.Vedendo la spada, sir Ettore non ritenne possibile che il ragazzo l’ avesse estratta da solo, così la rimise a posto e potè vedere
Artù tirarla fuori con le sue sole forze. All’inizio molti erano scettici su
Artù e si rifiutarono di prestargli obbedienza, ma con l’aiuto di Merlino, Artù governò il paese ristabilendo pace e giustizia. Accanto alla figura di
Artù ruotano molti altri personaggi e leggende, come la fata Morgana, malvagia sorella di Artù, Ginevra, la sua sposa, la quale si innamorò poi di Lancillotto, un cavaliere associato alla Tavola Rotonda, Excalibur, la magica spada che Artù tirò fuori da un lago dopo che la sua era rimasta spezzata. Tuttavia gli storici non concordano se Artù sia realmente esistito, e alcuni ritengono che la leggenda si basi su Artorius, capo britannico al comando delle armate romanizzate contro le bande dei sassoni che invasero la Britannia dal 450 in poi. Sembra che Artù trovò la morte nel 538 nella battaglia contro suo nipote Mordred , il quale aveva usurpato il trono in sua assenza, riuscendo ad ucciderlo, ma non prima che questi inferisse ad
Artù un colpo mortale.Una credenza dice che egli tornerà quando la Gran Bretagna avrà bisogno di lui.
I simboli della leggenda
Numerosi simboli, che chiamare “oggetti” sarebbe avvilente e mortificante, giocarono un ruolo molto importante nelle storie e leggende di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda.
Il più famoso, e anche il più scontato, è la Tavola Rotonda che divenne il luogo privilegiato in cui i cavalieri si riunivano. Oltre a questa funzione pratica la Tavola simboleggiava soprattutto l’uguaglianza e l’unità di tutti i popoli.
Un altro oggetto che ha suscitato influenzato la nostra immaginazione è Excalibur; la magica e bellissima spada donata ad
Artù dalla Dama del Lago.
Excalibur era straordinariamente potente e nell’ultima Battaglia di Camlan, Artù diede la spada a Bedivere che lanciò nel lago per riportarla nel luogo da cui veniva.
Infine, ci fu il Santo Graal.
Molte delle tradizioni Arturiane ruotano intorno alla ricerca del Santo Graal; un oggetto sacro avvolto da molti misteri. Ancora oggi, nel XXI secolo, ci domandiamo in quale luogo segreto, forse del tutto sconosciuto, potrà mai trovarsi?
Sacro Graal
Il Santo graal è considerato la coppa da cui il Cristo bevve all’Ultima Cena e fu usata da Giuseppe di Arimatea per raccogliere il suo sangue mentre era sulla croce. Questo significato, fu inrodotta nelle leggende arturiane da Robert de Boron nel suo componimento romantico “Joseph d’Arimathie”, che fu probabilmente scritto nell’ultima decade del XII secolo o nei primi anni del XIII secolo. Nelle prime fonti e in altre successive, il Graal è qualcosa di molto differente. Il termine”Graal” viene dal latino “gradale” , che significa piatto portato a tavola durante i vari tappe o momenti (in latino “gradus”) del pasto. In Chretien de Troyes e altri scrittori, tale piatto è inteso come il “grail”.Chretien, per esempio, parla di “un graal”, un grail o un grande piatto riferendosi a più di un significato. Secondo alcune tradizioni e leggende la sacra coppa passo di mano in mano all’interno dell’ordine dei templari fino ai nostri tempi. Si pensa ancora infatti che questo oggetto, carico di misticismo e mistero, sia nascosto in una delle tante fortezze disseminate nel vecchio continente. Uno dei siti dove si pensa sia custodito il Graal è la Chiesa di Rennes le Chateau, per altri, questo prezioso oggetto si trova nel Castello di Montsegur eretto dai Catari, per altri ancora è custodito nelle segrete di Castel del Monte voluto da Federico II di Svevia. Altri studiosi indicano il Castello di Corbenic come possibile nascondiglio del Sacro Graal. Secondo questa teoria fu portato in quel luogo da Giuseppe di Arimatea o da uno dei suoi discepoli. Se rimaniamo nell’ambito del ciclo delle leggende arturiane, i cultori lo collocano tra le mura della misteriosa Avalon, luogo di residenza le anime dei defunti e dove si racconta che riposi ancora il corpo di Re Artù. Il Graal, con la sua valenza mistica è diventato nel corso dei secoli il simbolo di tutto ciò che l’uomo reputa irraggiungibile ma non solo. Il Graal è simbolo di verità, di sapienza e dell’incessante ricerca di qualcosa che, per quanto ci sforziamo, non sarà mai del tutto definibile. Spesso, il calice di Gesù è associato all’idea di avventura, di viaggio e di scoperta ma anche di continue prove da superare come troviamo in molti poemi scritti sulla figura di Re Artù e dei suoi Cavalieri.
Excalibur
Le storie e le leggende di
Re Artù sono strettamente legate alla magica spada Excalibur. In una di queste si legge che Mago Merlino aveva annunciato che solo chi fosse riuscito a estrarre la spada dalla roccia sarebbe diventato re di Britannia. Come ci narrà la leggenda fu proprio Artù a riuscire in questa impresa. Posatosi davanti alla pietra la estrasse con estrema facilità innalzandola sulla sua testa. Di seguito entrò nella Cattedrale e depose Excalibur delicatamente sopra l'altare. Una volta unto con il Sacro Olio e davanti al popolo, giurò solennemente di essere un re leale per i suoi sudditi e di difendere la Verità e la Giustizia fino alla fine dei suoi giorni. In un’altra versione troviamo Excalibur come la spada data ad Artù dalla Dama del Lago. Alcune fonti però ci riferiscono che la diede a Gawain. Artù, dopo l’ultima battaglia, esortò Bedivere affinchè riporatasse Excalibur nel posto da cui proveniva. Una volta gettata nel lago la spada fu afferrata da una mano e trascinata sotto l’acqua. Si dice che il fodero di Excalibur faceva in modo che la persona che lo indossava non sanguinasse se fosse stata ferita. Quando Gawain combatté il Mago Mabon sopra il magico Marisque, la dama riprese il fodero e successivamente scomparve. Il nome gallese di Excalibur fu Caladvwlch, linguisticamente simile all’irlandese Caladbolg. (Il nome di una spada generata dagli eroi delle leggende irlandesi.)
La Tavola Rotonda
Winchester
Hampshire, Inghilterra
Nella vasta letteratura ginta fino a noi troviamo numerose interpretazioni che riguardano la Tavola Rotonda e la sua origine. Prima di tutto era il luogo dove i Cavalieri di
Re Artù si incontravano per raccontare le loro gesta e dal quale essi si mettevano in viaggio alla ricerca di altre avventure. Il cronista normanno Wace fu il primo a menzionarla nel suo “Roman de Brut” del 1155. Si narra che Artù progettò l’idea della Tavola Rotonda per prevenire dispute tra i suoi cavalieri sulle questioni gerarchiche. Infatti la Tavola, essendo rotonda, metteva tutti sullo stesso piano. Un altro scrittore, Layamon, aggiunse al racconto di Wace un particolare riguardante una disputa tra i signori di Artù. Un falegname della Cornovaglia saputo di questa disputa creò una tavola rotonda che poteva contenere fino a 1600 uomini! Nelle storie tardo-medioevali il costruttore della Tavola Rotonda è Mago Merlino e Malory considerando e sviluppando l’argomento, la fece della il centro del suo epico racconto. L’ampia tavola di legno nella “Great Hall” di Winchester, datata non prima del XIII secolo, era stata fatta su ordine di Re Edoardo III e fu considerata un risveglio della vera “Tavola Rotonda” come simbolo dell’esemplare condotta cavalleresca. Fatta con legno di quercia è larga 5,4 metri spessa quasi 5 centimetri e pesa 1,25 tonnellate.
La Roccia di Tristano
Cornovaglia, Inghilterra
Vicino alla strada che conduce a Fowey in Cornovaglia, si trova un’antica roccia di oltre due metri che poggia su un solido basamento. Un tempo la Roccia di Tristano si trovava più vicina al “Castel Dore” e potrebbe aver dato origine al legame tra questo sito e la storia del tragico amore di Tristano e Isotta. C’è un’iscrizione latina sulla pietra, ora molto consumata, che può essere tradotta solamente attraverso un imparziale giudizio di lettura:
Drustans hic iacet Cunomori filius
La cui traduzione letterale è:
Qui giace Drustanus, figlio di Cunomorous
È stato suggerito, in modo abbastanza plausibile, che il personaggio si riferisca a Tristan, il nipote di Mark. Drustans è una variante del nome dell’eroe e Cunomorous è una latinizzazione di Cynvawr. Cynvawr, come cita Nennius, un autore del IX secolo che scrisse uno dei migliori resoconti della storia di re Artù, può essere identificato con Re Mark.
Personaggi della leggenda di Re Artù
Artù e i suoi cavalieri non sono gli unici personaggi ad avere una certa importanza nelle leggende arturiane. Molti altri, di cui spesso abbiamo sentito parlare, giocano un ruolo significativo nel comporre questa strordinaria saga.
All’inizio delle leggende compare Merlino, il mago e il protettore del giovane
Artù.
Egli prese Artù da suo padre, Uther Pendragon quando egli era appena un bambino e poi lo lasciò alle cure di Ector.
Anche la Dama del Lago ha il suo posto di rilievo nei racconti arturiani, non solo perché affidò ad
Artù la sua spada magica Excalibur ma anche perché riuscì ad incantare Merlino.Ma cosa avevano a che fare Giuseppe di Arimatea e Costantino con le leggende arturiane?
E quanto furono in relazione Mordred e La Fata Morgana con
Artù?
Sta alla leggenda dare questa risposta; e sta agli autori che hanno fatto in modo che queste giungessero fino a noi con tutto il loro fascino.
Mago Merlino
Merlin, the Magician
Merlino, considerato cosigliere di
Artù, profeta e mago, è fondamentalmente una creazione di Geoffrey di Monmounth che nella sua “Storia del Re di Bretagna”, unì la tradizione gallese di un bardo con un profeta chiamato Myrddin. Myrddin è citato in una storia che il cronista Nennius nel IX secolo racconta di Ambrosius che predisse la sconfitta degli inglesi per mano dei Sassoni.
Geoffrey diede al suo personaggio il nome di Merlinus piuttosto che Merdinus (latinizzazione di Myrddin) poiché quest’ultimo poteva suggerire al pubblico aglo-normanno la parola volgare “merde”. Nel libro di Geoffrey, Merlino assiste Uther Pendragon ed è responsabile del trasporto delle pietre di Stonehenge dall’Irlanda ma non è in alcun modo associato con
Artù. Geoffrey ha scritto anche un libro intitolato “Le Profezie di Merlino” prima della sua “Storia”. Le profezie furono poi incorporate nella “Storia” divenendo così il suo settimo libro.
Merlino divenne molto popolare nel medioevo. Egli è una figura centrale nei maggiori testi nel ciclo del “French Vulgate” del XIII secolo e compare in molti altri romanzi francesi e inglesi. Sir Thomas Malory ne “ La Morte D’Arthur”, lo presenta come consigliere e guida di Artù. Nel periodo moderno la popolarità di Merlino è rimasta immutata. Compare già dal rinascimento fino ai giorni nostri. Ne “L’Idillio del Re”, Tennyson lo considera l’architetto di Camelot. Mark Twain, parodiando la parola arturiana di Tennyson, fece di Merlino un furfante e in una delle illustrazioni, alla prima edizione dell’opera di Twain, Merlino ha la faccia di Tennyson. Molte novelle, poemi e spettacoli sono incentrate su di lui. Nella letteratura americana e nella cultura popolare è forse il personaggio arturiano maggiormente rappresentato.
La Dama del Lago
The Lady of The Lake
Questa misteriosa donna diede ad
Artù la sua spada, Excalibur. Sotrasse Lancelot quando era un bambino e lo curò quando impazzì. In origine poteva essere una divinità celtica, forse della stessa natura di Gwagged Annwn.
Vivien potrebbe benissimo essere la Dama del Lago nelle storie e leggende arturiane. Vivien, talvolta chimata Nineve, Nimue, Niniane e così via, è meglio conosciuta come la donna che rinchiuse Merlino in una caverna o dentro un albero. Nonostante potesse vedere il suo destino, Merlino fu incapace di prevedere la sua cattura. Vivien è un personaggio ambiguo. In Malory, per esempio, anche se fu Nineve, una delle dame del lago, e nonostante privò Artù del servizio di Merlino, la liberò due volte; la prima per salvarla da Accolon che ricevette Excalibur dalla fata Morgana per usarla contro Artù e poi per impedirle di usare il mantello (distruttivo) spedito a lui da Morgana.
Il personaggio risulta ambiguo già dalle prime apparizioni. Nella “French Vulgate Estoire de Merlin”, la dama nonostante amasse il mago, lo rinchiuse ugualmente in una bellissima torre, costruita per magia così da poterlo trattenere con lei per sempre. Gli faceva visita regolarmente concedendogli tutto il suo amore. Nel seguito del “Vulgate Merlin” conosciuto come “ La Suite Du Merlin”, la relazione è molto differente. Infatti quando Merlino le mostra la tomba di due amanti, chiusa per magia, lei lo ipnotizzò gettandolo nella tomba dei due amanti, dopo di che chiuse ermeticamente la tomba lasciando che Merlino morisse lentamente. Tennyson tradusse Vivien nell’epitemo di Diavolo (o Male). Sebbene trasse ispirazione dalle storie di Tennyson, Edwin Arlington Robinson, nel poema “Merlin”, narra che Merlino si fece catturare volontariamente e Vivien è ritenuta meno di una maga ma solo una donna che Merlino amava intensamente.
La Regina Ginevra
Queen Guinevere
Guinevere è stata ritratta nelle letteratura in vari modi. È chiamata la figlia del Re Leodegrance (Lleudd-Ogrfan) di Cameliard da Malory, la figlia del Re Ogrfan Gawr (the Giant) di Castell y Cnwclas (knucklas Castle) dalla tradizione Gallese, la figlia del Re Garlin di Galore dalla tradizione germanica, la figlia di un nobile romano da Geoffrey di Monmounth, ma ritenuta da tutti, la moglie di Re Artù.
In tutti i casi, era straordinariamente bella e desiderabile. Non fu costretta e non progettò la relazione extra-matrimoniale con Lancelot ma fu condannata lo stesso secondo la legge. Lei fu complice volontaria dell’inganno di Mordred contro Artù o fu costretta contro la sua volontà, come stabilito nelle “Chronicle” (1457) di John Hardyng.
In una leggenda si racconta che Ginevra fu sedotta da Mordred quando Re Artù era impegnato nella guerra contro i romani. Quando Artù tornò di corsa a casa ella fuggì. A seguito di questo episodio ci fu una feroce lotta tra Mordred e lo stesso Artù. Mordred venne ucciso e il Re rimase gravemente ferito. Ginevra saputo ciò si trasferì ad Almesbury dove morì.
Giraldu Cambrensins dichiara che Ginevra fu la seconda moglie di Artù. Questo si evince dalla storia della “Falsa Ginevra” un romanzo di origine francese. In questo romanzo una sorellastra assomigliante alla regina Ginevra durante una notte persuase Artù che fosse lei la sua vera moglie. Per due anni e mezzo, fu quindi separato dalla sua vera Ginevra, fino a che l’inganno non fu rivelato. C’è anche un antico “Triad of the Island of Britain” che ricorda “Three Chief Queens” di Artù. In questo testo troviamo così Gwenhwyfar figlia di Cywryd, Gwenhwyfar filgia di Gwythyr ap Greidiol e Gwenhwyfar filgia di Ogrfan Gawr. Questo indica inconfutabilmente la confusione sulla stirpe della Regina Ginevra come già si alludeva all’inizio. Alternativamente le 3 Ginevra potrebbero mostrare una triplice natura divina originaria di molti personaggi nella remota epoca celtica. Chiunque fosse Ginevra fu in ogni caso un utile strumento nelle mani di romanzieri che, attraverso i secoli, hanno contribuito enormemente ad accrescere la leggenda di Re Artù.
Re Mark di Cornovaglia
King Mark of Cornwall
Re Mark di Cornovaglia era il fratello della madre di Tristan, chiamata Elisabeth nel romanzo di Malory. Mark appare nelle prime letterature celtiche ma ci sono molti indizi che portano a considerae che ci fu un vero nobile gallese, ovvero March figlio di Meirchyawn, dietro la figura di Mark.
Nel IX secolo in “Life of Paul Aurelianus” ( St. Pol un monaco di Landevennec e santo patrono di Paul di Cornovaglia) da Wrmonoc Mark è identificato con Cunomorous (in gallese Kynvawr) che governò la Cornovaglia nei primi del VI secolo e che probabilmente ha il suo trono a Castle Dore nei pressi di Fowey. Wrmonoc dice di St Paul: “fama ejus regis Marci pervolat ad aures quem alio nomine Quonomorium vocant”. Cunomorus e Tristan sono associati alla famosa “Tristan Stone” (situata anche a Fowey) una pietra che commemora Drustanus figlio di Cunomorus. Mark compare nei racconti medioevali di “Tristan e Iseult” come rivale di Tristan, in origine era fonadamentalmente un nobiluomo coinvolto nelle tragiche circostanze ma, in seguito, la sua immagine mostra caratteristiche inconsistenti per essere considerato un vero cavaliere. Egli, o un personaggio moderno analogo al suo, appare anche nelle moderne opere rifatte di antiche leggende come quelle di Thomas Hardy, Edwin Arlington Robinson, John Updike, e molti altri.
Igerna
Igraine
Igraine viene dal nome gallese Eigyr. Era la madre di
Artù figlia di Amlawdd. Sposò Gorlois da cui ebbe molte figlie. (il marito è talvolta chiamato Hoel). Uther Pendragon ebbe una relazione con lei mentre egli fu sottoposto ad un incantesimo che lo fece assomigliare al marito di lei. Più tardi, dopo la battaglia in cui Gorlois morì, Uther sposò Igraine e non vide più
Artù dopo la sua nascita poiché fu dato da Merlino a Ector per allevarlo come se fosse suo figlio.
Ci fu un’altra Igraine nel “Vulgate Merlin” che era la sorella di
Artù.
Isotta
Iseult
Iseult era la figlia del Re Anguish d’Irlanda ed era la sposa destinata del re Mark di Cornovaglia. Ma dopo aver bevuto una pozione d’amore si innamorò perdutamente di Tristan. Quando seppe della morte di Tristan ella morì per un attacco di cuore. Il suo nome non è irlandese ma deriva dall’antico inglese “Adsiltia“ (colei che è ossessionata). Indizi che la associano a Chapelizod, Dublino, sono dovuti a false derivazioni dal nome di quel luogo.
Tristano e Isotta sono secondi solo a Lancillotto e Ginevra come grandi amanti delle leggende arturiane. La storia del loro tragico amore è stato oggetto di numerose storie medioevali e moderne. Le versioni medioevali della storia sono talvolta divise in due branche chiamte la “versione comune” e la “versione raffinata”. Il primo, “Tristan”, rappresentato dal poeta Anglo-normanno Thomas, fu scritto nella prima parte del XII secolo. La sua versione ha influenzato a sua volta Gottfried von Strassburg, dove Tristano compare nella saga ”The Old Tristams” (1226), uno dei più grandi romanzi del medioevo.
Giuseppe di Arimatea
Joseph of Arimathea
Giuseppe fu un soldato di Pilato che gli affidò la coppa dell’Ultima Cena. Dopo la caduta di Gerusalemme, da parte dell’esercito di Vespasiano, egli fu messo in libertà insieme a sua sorella Enygeus e suo marito Hebron e andò in esilio con un gruppo di seguaci.
Si disse che Giuseppe, non solo venne in Bretagna ma si sistemò a Glastonbury dove gli fu data della terra dal Re Arviragus. Una tradizione locale, forse non più antica del IX secolo, afferma che egli seppellì la coppa dell’Ultima Cena sopra la fonte a Glastonbury e da questo momento l’acqua ha assunto la colorazione rossa. Una tradizione tra le più verosimili narra che, qualche tempo dopo prima della crocifissione, Giuseppe in realtà portò Gesù e Maria in Cornovaglia. Giuseppe potrebbe essere identificato con Joachim, il padre della Vergine Maria nel protovangelo di James, nei libri apocrifi. Ma i due nomi sono completamente distinti in origine. Nel “Estoire Joseph” gli venne attribuito un figlio, Josephe. Nel “Sone de Nausay”, invece, egli aveva un figlio chiamato Adam. Mentre la tradizione Coptica afferma che egli aveva una figlia, Saint Josa.
Lot Luwddoc
King of Gododdin
Lot Luwddoc è il famoso re della leggenda che sposò Anna-Morgause, la sorellastra del grande re Artù e divenne padre di Gawain.
Nella tradizione gallese, il padre di Gawain è chiamato Gwyar, un nome talvolta confuso, erroneamente, sebbene si riferisca alla moglie di Lot. Sembra che era stato come una sorta di titolo eroico che significa “Blood”, sangue.
Lot governò Gododdin, nella Bretagna settentrionale, dalla sua capitale a Trapain Law, vicino Haddington, dove fu scoperto un tesoro post-romano. Nei suoi primi anni, Lot era un pagano e la tradizione non lo ritrasse in una luce positiva. Si narra che egli fu così sconvolto dalla vergogna a causa della gravidanza della figlia non sposata che per rabbia la scagliò fuori dalla finestra.
I romanzi arturiani non hanno molto riguardo della figura di Lot.. Quando il Re Uther si ammalò, a Lot gli fu consegnato il comando dell’esercito inglese per guidarlo nella battaglia contro i Sassoni. Alla morte di Uther, comunque, Artù fu rivelato come suo erede e Lot, inizialmente ribellatosi al nuovo re, fu sconfitto nella battaglia di Bedegraine. Più tardi, avendo scoperto la tresca di Artù con sua moglie, Lot iniziò una seconda insurrezione nella quale fu ucciso da Pellinore di Listinoire durante la “Battaglia di Terrabil”. La tradizione ritiene che sia stato sepellito a Dunpender Law nel Lothian orientale.
Mordred
Gli “Annales Cambriae” ci raccontano che Artù e Medrwt (Mordred) morirono a Camlan, ma è da ritenere che la loro morte avvenne in due luoghi differenti. Geoffrey ci racconta che Mordred, il nipote di Artù, figlio della sorella di Artù, Anna e suo marito, Lot di Lothian. Il “Dream of Rhonabwy” lo considera figlio adottivo di Artù come pure suo nipote. Geoffrey asserisce che quando Artù si assentò per la campagna contro i romani, Mordred si catturò Ginevra e si impadronì del trono. Questo episodio portò inesorabilmente verso la loro battaglia finale. In “Ly Myreurdes Histories” è scritto che Mordred sopravvisse alla battaglia, per essere poi sconfitto da Lancelot, il quale giustiziò Ginevra. Questo accadde forse anche perché egli pensò che Ginevra avesse acconsentito alla sua cattura senza ribbellarsi. Così imprigionò Mordred con il cadavere di lei e incredibilmente Mordred la mangiò prima di morire di fame.
Da adulto Mordred, divenne uno dei cavalieri di Artù e fu per un periodo in compagnia di Lancelot. Prese le parti della famiglia di Orkney contro la famiglia di Pellinore uccidendo il figlio Lamorak. Quando Artù andò a combattere Lancelot, Mordred fu lasciato a regnare in sua assenza. Egli proclamò che Artù fosse ucciso e poi progettò l’assalto a Ginevra, così il ritorno di Artù fu ritenuto necessario.
La Fata Morgana
Morgan Le Fay
La Fata Morgana compare ne “ La Morte d’Arthur” di Malory, come la sorellastra di Artù, figlia della madre di Artù, Igraine, e il suo primo marito, il Duca di Cornovaglia. Ella è rappresentata come un’avversaria di Artù; diede Excalibur al suo amante Accolon così che egli potesse usarla contro Artù (una storia raccontata nel poema di Madison J. Cawein “Accolon of Gaul”) e, quando il complotto fallì, allora rubò il fodero di Exacalibur e lo scagliò nel lago.
La sua ostilità verso Ginevra trae origine nel “Vulgate Lancelot” dove Morgana aveva una relazione con il cugino di Ginevra che mise fine alla loro relazione. Nonostante l’idea predominante dell’ostilità di Morgana verso Artù e Ginevra, è anche presentata come una delle donne che prese Artù in un chiatta diretta ad Avalon affinchè venisse curato. Questa visione di Morgana come guaritrice ha la sua origine nei suoi primi racconti e forse ne ha tratto spunto dalla mitologia Celtica. Ne “ La Vita Merlini” (1150 circa) Morgana è considerata la prima delle nove sorelle che governavano le “Fortunate Isle” oppure “The Isle of Apple” ed è presentata come guaritrice così come una persona dotata del potere di cambiare il suo aspetto.
Morgana dichiarava che poteva guarire Artù se fosse rimasto con lei per molto tempo. Morgana si riteneva che fosse la moglie del Re Urien e la madre di Yvain o Ywain. Morgana raramente appare nelle opere post-medioevali fino al XX secolo dove ci fu un rinnovato interesse per il suo personaggio.
Qualche volta è confusa con Morgause e finì per essere identificata con la madre di Mordred come nel film di John Boorman “Excalibur” e in numerosi romanzi moderni. Uno dei più interessanti ritratti moderni di Morgana appare ne “Arthur Rex” di Thomas Berger dove, dopo una vita devota al diavolo decise di diventare una suora. Morgana in realtà era una paladina della bontà nella storia moderna come nel “The Last Defender of Camelot” di Roger Zelazny e nell’ “Excalibur” di Sanders Anne Laubenthal.
Morgause
Morgause fu la sorellastra di Artù che sposò Lot. Era la madre di Gawain, Gaheris, Agravain, Gareth e Mordred. Secondo “Enfaces Gawain”, Lot fu il suo amante e da questa unione nacque Gawain. In Malory è la regina di Lot che, come risultato di un incontro amoroso con Artù e, non sapendo di esserne imparentato, diede alla luce Mordred. Morgause fu uccisa da suo figlio Gaheris quando scoprì la relazione tra lei e Lamorak, il cui padre, Pellinore, fu ucciso da Lot.
Morgause non sembra fosse il nome originale di questo personaggio. In Geoffrey, la moglie di Lot si chiamava Anna, sorella di Artù. Nel “De Ortu Waluuanii” la parte presa da Morgause nel “Enfaces Gawain” è assegnata ad Anna e il nome Morgause stesso sembra essere in origine una designazione territoriale piuttosto che un nome personale. Nel “Diu Crone” la madre di Gawain è chiamta Orcades o Morchades che sembra fu preso da Orkney (in latino Orcades) il nome di uno dei regni di Lot, e Morchades sembra essere una variante del nome Morgause.
Uther Pendragon
Re Uther Pendragon era il padre di Artù e fratello di Ambrosius che gli successe come re di Bretagna. Si innamorò di Igraine e andò in guerra con il marito di lei, Gorlois. Durante la guerra, Merlino fece magicamente assomigliare Uther a Gorlois e in questo modo fece visita a Igraine divenendo padre di Artù. Quando Gorlois morì, Uther sposò Igraine. Morì in battaglia e fu presumibilmente sepolto a Stonehenge.
Il “Prose Tristan” narra che Uther, una volta si innamorò della moglie di Argon e lo sconfisse costruendogli un castello. Nella Cumbria si racconta che egli aveva fondato il suo regno nel Mallerstang e aveva cambiato direzione al “River Eden” per costruire un fosso intorno al castello.
Si suppone, tra l’altro, che Uther sia stato un personaggio immaginario creato da un’incompresione della frase gallese: “Arthr mab Uther” che fu tradotta come : “Artù figlio di Uther” ma in realtà significa “Artù figlio terribile”.
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